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Anno II - n°16 - 14.02.2005 Pagine Nazionali
Bambini iperattivi? La farsa prosegue. Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani
Dr. Roberto Cestari, medico e Presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani - ccdu.milano@tiscali.it Sembra che nulla sia in grado di scoraggiare gli sforzi tesi a dimostrare la
“verità” della ADHD (La sindrome da deficit di attenzione ed iperattività). E’
di pochi giorni or sono la notizia della “messa a punto di un test oggettivo”
che sarebbe in grado di diagnosticare tale presunta “malattia”.La notizia arriva da Londra dove, presso la Brunel University, un team di ricercatori dice di aver messo a punto un test precoce per questo disturbo del comportamento. Il test consiste nel misurare con un “oftalmochinesigrafo” il movimento degli occhi del bambino, che devono seguire lo spostamento di un pallino luminoso sullo schermo del computer. Il test, messo a punto da George Pavlidis e Panagiotis Samaras sembra rispondere a parametri di oggettività, ma solo agli occhi, non tanto dei bambini, quanto a quello di un pubblico di ingenui. Cosa ci dice infatti questo nuovo test, all’apparenza così “scientifico”? Ci dice che un bambino distratto è distratto: nulla di più. I ricercatori in questione pare abbiano dimenticato alcune delle basi elementari della scienza e di quella medica in particolare. Su quest’onda attendiamo con ansia la scoperta del “tristometro”, uno strumento che, misurando oggettivamente numero e peso delle lacrime, ci confermi che un soggetto triste è veramente triste; sarà poi la volta dell’”arrabbiometro” e del “paurometro”? Sembrerebbe superfluo e persino inopportuno, ricordare a ricercatori e medici che le basi scientifiche ed oggettive della medicina consistono anzitutto nella anatomia patologica e nella semeiotica medica, dove distinguiamo nettamente tra segni e sintomi. La “misura” dei sintomi non serve a nulla. Le prove oggettive di una malattia, ciò che ci permette di dire che 1) è una malattia e 2) di fare diagnosi, consistono: nella sua anatomia patologica e nell’evidenza di alterazioni organiche (quindi segni oggettivi, non comportamenti) rilevate oggettivamente tramite esami che abbiano sufficiente sensibilità e specificità. Lo scoprire che i bambini distratti, sono effettivamente distratti, non è di alcuna utilità, né ci permette di affermare null’altro, oltre alla constatazione che “sono distratti”! Questo genere di operazione (di marketing) si allinea perfettamente, in quanto a significato, con le affermazioni di un ben più noto personaggio del passato, tale J. de La Palice, da cui deriva la parola “lapalissiano”. Queste pagine sfruttano standard
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