Il testosterone è il principale androgeno coinvolto nella regolazione della
funzione sessuale maschile e agisce a tre differenti livelli: il primo è a
livello centrale, in particolare a livello dell'area preottica mediale
ipotalamica (MPOA), dell'ipotalamo posteriore e del diencefalo; il secondo è a
livello del midollo spinale, ed in particolare sui riflessi spinali che
controllano l'erezione e l'eiaculazione; il terzo è costituito dal corpo
cavernoso penieno, dove esso svolge numerose azioni facilitatorie. Per definire
le varie manifestazioni che insorgono nel soggetto anziano a seguito del
progressivo del deficit androgenico la comunità scientifica ha coniato alcuni
termini, nessuno dei quali sembra però mettere d’accordo gli addetti ai lavori.
Il termine "andropausa" appare scorretto poiché nell'uomo non esiste una brusca
e ben definita cessazione dei fenomeni riproduttivi analoga a quanto avviene nel
sesso femminile, mentre il termine “climaterio maschile” appare più corretto in
quanto esprime più compiutamente il concetto di graduale modifica che accompagna
l'invecchiamento maschile. Nonostante ciò, l’acronimo “PADAM” (Partial Androgen
Deficiency Syndrome in Aging Men), di recente introduzione, anche se ha il
difetto di generalizzare una carenza androgenica che non è costantemente
presente in tutta la popolazione anziana di sesso maschile, sembra attualmente
quello che ha riscosso un maggior successo. La PADAM definisce una sindrome
correlata all’età avanzata e caratterizzata da un deficit del livello sierico di
androgeni - testosterone totale al di sotto dei 325 ng/dl (11.2 nmol/l.) o
testosterone libero al di sotto 70 ng/dl (255 pmol/l) - che si associa a sintomi
ben riconoscibili, quali riduzione della libido, disfunzione erettile,
oligospermia, riduzione della massa muscolare, riduzione della densità minerale
ossea, adiposità viscerale ed alterazione del BMI, rarefazione dei peli pubici,
anemia, astenia e faticabilità, nonché a disturbi del comportamento con comparsa
di disforia, ansia, irritabilità, depressione ed iniziali disturbi cognitivi.
In presenza di una sintomatologia evidente e di bassi valori di androgeni, l'andrologo
può proporre una terapia ormonale sostitutiva: ridurre le conseguenze soggettive
della carenza androgenica e ritardare, se possibile, l'invecchiamento
migliorando la qualità di vita del paziente.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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