Anno II - n°15 - 10.12.2004 Pagine Nazionali

   


Il Bambino con la Valigia

Papà o mamma, una scelta impossibile: considerazioni sul disagio psicologico dei figli di genitori separati.


Gabriella. Ferrigno * , Gabriella Mauceri, Federica Briano,

*Psichiatra, psicoterapeuta - Dipartimento di neuroscienze, oftalmologia e genetica sezione di psichiatria, Università di Genova. Esperta in psicopatologia e psicoterapia degli adolescenti.

dr.ssa Gabriella FerrignoLa separazione e il divorzio sono diventate nel corso degli anni situazioni meno eccezionali rispetto al passato e più facilmente condivisibili dal punto di vista sociale e relazionale; il matrimonio stesso nell’immaginario collettivo comporta ormai la possibilità di interruzione, almeno in caso di incomprensioni gravi. Le separazioni e i divorzi coinvolgono un numero sempre crescente di coppie con figli, sia nell’ambito del matrimonio che all’interno di famiglie di fatto; è come se avere figli fosse una condizione che predispone ai conflitti e alla separazione, perché implica un mutamento degli equilibri e delle dinamiche all’interno della coppia e un riadattamento delle abitudini dei coniugi, con inevitabili sacrifici. Questo è vero soprattutto se un figlio nasce dopo che la coppia è stata senza figli per vari anni.
Separarsi o divorziare comporta un notevole livello di sofferenza per i genitori, provoca sentimenti di fallimento, di incertezza e di precarietà, ma soprattutto senso di colpa nei confronti dei figli e dell’altro coniuge abbandonato. Il senso di colpa, se eccessivo, piuttosto che esser d’aiuto costituisce un ostacolo quando si affronta una rottura.
Per i figli tuttavia la sofferenza è maggiore e più profonda; la rottura dell’unità familiare modifica la rete dei rapporti e la stabilità delle relazioni con il padre e la madre, costringendoli a riordinarsi e a costruirsi una nuova realtà. A questi compiti così ardui si aggiunge la difficile atmosfera che ha preceduto, spesso anche per lungo tempo, lo scioglimento della famiglia: i conflitti, la tensione, lo screditamento reciproco dei genitori.
La legalizzazione del disaccordo familiare tramite la separazione o il divorzio libera dal conflitto solo apparentemente, in realtà la psicopatologia dei figli nasce laddove la situazione conflittuale che precedeva la rottura non si è risolta e questi rimangono invischiati nelle problematiche dei genitori. Nella maggior parte dei casi i coniugi che si separano non ritengono opportuno parlare molto ai loro figli di ciò che sta accadendo, per non coinvolgerli nelle loro vicissitudini. Questo è un errore, perché tutto ciò che non viene detto è però immaginato e spesso deformato da un bambino, che è privo di strumenti per capire come stanno effettivamente le cose; il non detto assume così caratteri più minacciosi e temibili della realtà stessa. La sparizione improvvisa di un genitore provoca un trauma in un bambino, che non tollera cambiamenti repentini e perde così un riferimento affettivo importante. Analogamente, se è costretto a cambiare casa e di conseguenza anche scuola, la perdita di riferimenti spazio-temporali provoca grande turbamento. In generale i genitori non dovrebbero mettere in atto grossi mutamenti, ma permettere ai bambini di adattarsi progressivamente alla nuova situazione familiare rispettando i loro tempi emotivi, che sono normalmente molto più lunghi di quelli dell’adulto. Se è vero che i bambini e gli adolescenti hanno necessità di cambiamenti, perché con essi possono sperimentare se stessi e il mondo esterno, in tale esplorazione tuttavia richiedono anche che ciò che è loro più vicino, e quindi gli affetti e la famiglia, resti stabile.
Tuttavia la risoluzione del conflitto che porta alla separazione non è legata a spazi fisici, ma è mentale. I bambini vogliono poter pensare di esser nati, e spesso è così, da una relazione d’amore; ed è utile che pensino ciò. Anche se i coniugi non si amano più e non riescono ad essere amici devono poter esercitare una funzione genitoriale. Tale funzione può esistere solo se entrambi continuano a occuparsi del bambino avendo ciascuno dei due nella mente l’altro genitore. In realtà invece accade spesso che uno o entrambi i genitori si disinteressino del figlio quando la coppia si dissolve, in alcuni casi i bambini vengono affidati ai nonni, perché i genitori sono alle prese con la loro sofferenza, o perché si creano nuove coppie. I nonni non possono mai vicariare i genitori, anche se costituiscono un sostegno, perché sono immersi in una dimensione temporale particolare, più in contatto on il passato che con il presente e il futuro.
Il concetto del mantenimento di una relazione a tre, a livello mentale oltre che concreto, è cruciale per la tutela del benessere emotivo del figlio: ci si separa come coniugi ma si resta genitori per sempre. La comunicazione a tre padre-madre-figlio controlla la turbinosa emotività dell’immaginario e consente anche di accettare le norme sociali che l’inconscio, intollerante ad ogni limite, vive come frustrazione Normalmente invece i figli vengono affidati alla madre, anche se sempre più frequenti sono ormai i casi di affido congiunto. Entrambe queste soluzioni possono aggravare il conflitto se questo non è stato risolto a livello mentale ed emotivo. Quando il bambino è ‘obbligato’ a scegliere tra i due genitori spesso soffre più per la perdita dell’altro che per la separazione in se; in ogni caso in cui vi sia l’affido a un solo genitore c’è il rischio che per una serie di motivi l’altro, che di solito è il padre, sparisca dalla vita del bambino. Soprattutto al sopraggiungere dell’adolescenza si crea dunque con la madre un apporto molto stretto, perché non modulato dalla presenza del terzo. A livello profondo il terzo rappresenta un limite, in particolare alle fantasie di incesto, in sua assenza il rapporto diventa intenso, la gelosia e la possessività possono raggiungere livelli estremi e il figlio può diventare esigente, rivendicando tutta una serie di attenzioni da parte della madre o del padre. Certe carezze che hanno a che fare con la sessualità infantile possono assumere in determinate condizioni connotazioni marcatamente incestuose e possono rendere il figlio aggressivo e violento nei confronti del genitore, nel tentativo di controllarsi e di separarsi da lui. La condizione in cui la madre ha tutti i poteri e tutti i doveri nei confronti del figlio è molto impegnativa, sia per l’una che per l’altro. Il figlio in particolare tende ad approfittare della situazione di debolezza della madre, sentendosi tuttavia un po’ sadico, perché percepisce la propria aggressività. Da tale aggressività può sorgere un senso di colpa così spiccato che diviene esso stesso fonte di ulteriore aggressività. Può anche accadere che un ragazzo dodicenne o tredicenne che vive con la madre abbia più difficoltà a trovare un oggetto di identificazione nello stesso sesso. Si è visto che alcuni ragazzini in difficoltà con i genitori riguardo alla scelta tra padre e madre per l’affidamento sviluppino fantasie, relativamente brevi fortunatamente, in cui pensano di possedere ambedue le caratteristiche sessuali, sia quelle della madre che quelle del padre. Un figlio ha dunque bisogno del padre per il proprio sviluppo emotivo, se questi rinuncia ad occuparsi di lui lo costringe ad appiccicarsi alla madre, con conseguenze negative per il suo benessere emotivo e mentale. Non bisogna dimenticare che le relazioni personalizzate tra padre e figlio e tra madre e figlio che ci sono prima delle separazioni influenzano molto le caratteristiche dei rapporti dopo la rottura. Quei genitori che avevano un buon contatto con i figli lo manterranno anche dopo.
Per preservare nella mente del bambino la figura del genitore che si allontana da casa bisogna comunicargli in modo semplice che la funzione genitoriale resisterà alla rottura : “Papà se ne va, è un dispiacere per me e sarà un dispiacere anche per te, però faremo in modo di prenderci cura di te tutti e due”. I bambini che non vengono informati rischiano di informarsi da soli, e malamente, e di rifugiarsi in fantasie idealizzate o sadiche di morte o di scomparsa. Mi riferisco in particolare ad un ragazzino che faceva sull’assenza del padre fantasie molto particolari: era andato a caccia ed era stato colpito da un suo compagno cacciatore. Possono inoltre pensare che se i genitori non si amano più forse non lo amano più, oppure che se è andato via un genitore, forse può andare via anche l’altro. Un ‘altra fantasia frequente è che i genitori si sono separati a causa loro, perché erano cattivi bambini e hanno dato alla mamma e al papà problemi così grossi dal punto di vista delle responsabilità e degli obblighi da indurli a dividersi. A tali preoccupazioni il bambino risponde con comportamenti e strategie difensive diverse, che dipendono anche dalla situazione che si viene a creare dal punto di vista dell’affidamento. Nell’affido congiunto può accadere che il bambino, che vive con la madre, debba trascorrere il week-end con il padre e provi un emozione così violenta da provocargli ad esempio un disturbo psicosomatico. La madre può interpretare il sintomo come il rifiuto del figlio di vedere l’altro genitore; in realtà il bimbo può avere dei problemi per avere confidenza ha bisogno di continuità, ma non è detto necessariamente che non voglia vedere suo padre. L’affido congiunto può essere una soluzione che aggrava il conflitto della separazione se questo non viene risolto emotivamente da entrambi i coniugi. In queste situazioni la madre dovrebbe fare in modo che il bambino si interessi al padre e fungere da tramite, funzione molto difficile, soprattutto se è molto depressa e arrabbiata.
Le ricerche di Wallerstein e Kelly sui figli di genitori separati hanno dimostrato che l’esperienza della separazione è sempre traumatica di per se, ma gli effetti negativi della stessa sono destinati ad una progressiva risoluzione purché il bambino non sia esposto ad una protratta ed elevata conflittualità tra i genitori e purché questi ultimi collaborino al rispetto delle sue esigenze affettive ed educative. Il genitore a cui è affidato il figlio spesso boicotta in maniera più o meno esplicita la frequentazione del figlio con l’altro coniuge, per dispetto, rivendicazione o vendetta. I genitori non affidatari, d’altronde, possono abbandonare il minore sia affettivamente che economicamente, spingendolo ad appoggiarsi esclusiavmente alla madre. Altri genitori utilizzano il figlio come controllore dei comportamenti dell’altro, o che li maltrattano per far dispetto all’altro. In tutti questi casi la patologia si manifesterà con un disturbo del comportamento: calo del rendimento scolastico, apatia, rifiuto della scuola,difficoltà nella socializzazione, turbe della sfera somatica, aggressività auto ed eterodiretta. La scuola rappresenta sia un luogo in cui i figli di separati si possono sentire protetti, perché gli insegnanti vengono a costituire un punto di riferimento o perché nell’apprendimento si scarica una parte del disagio psicologico.
I danni futuri al bambino sono proprio il frutto degli sforzi compiuti per evitare di fare drammi; questa è la situazione che predispone al disagio. Scrive la Dolto: “Un bambino ha bisogno di un rapporto triangolare, di due genitori. Quando la coppia si separa, c’è la possibilità che la famiglia si ricostituisca: è meglio che il bambino dica di vere due padri piuttosto di dire che vive da solo con la mamma”. Quando il bambino si separa da un genitore ha una serie di inquietudini, di dubbi, di timori e assume comportamenti e strategie che sono differenti a seconda dell’età. Il bambino può identificarsi totalmente con uno dei genitori ed avere un’avversione totale per l’altro, oppure può mettere in atto un meccanismo di scissione così perfetto che è come se vivesse in due mondi diversi: va dal padre e si adatta, va dalla madre e si adatta, ottenendo apparentemente dei vantaggi pratici da entrambe le situazioni. In altri casi, soprattutto tra gli adolescenti, si compie una “ritirata strategica”, cioè i figli prendono le distanze dai genitori, nello sforzo di prender le distanze dal dolore e dare un senso a quello che succede. La separazione dei genitori in età adolescenziale non è affatto indolore, anzi si inserisce in una fase di crescita particolarmente delicata: un divorzio a questa età rende più critico il processo di separazione-individuazione. Questi adolescenti, più di altri, portano dentro un senso di insicurezza generale, che coinvolge anche le relazioni con l’altro sesso, e una generica preoccupazione ed apprensione circa il proprio futuro affettivo. I sentimenti di fiducia dell’individuo nei confronti delle relazioni umane e sentimentali è legato all’immagine di due genitori che unitamente si sono presi cura di lui fin da piccolo. Spesso questi ragazzi si emancipano precocemente e fanno un passo in avanti verso l’esterno. L’adolescente può ironizzare sulla separazione dei genitori, razionalizzare il suo dolore, ma laddove questi meccanismi di difesa falliscono cominciano i problemi. I ragazzi possono agire allora la propria conflittualità mettendo in atti comportamenti marcatamente aggressivi o esponendosi a situazioni di rischio, le ragazze possono fuggire da casa oppure avere relazioni sessuali precoci. La fuga esprime spesso il bisogno di assicurarsi nella realtà il distanziamento da relazioni oggettuali conflittuali. Sempre più frequentemente i figli di separati o di divorziati si fidanzano precocemente, appagando così la loro fame di relazioni stabili e creando coppie che soddisfino il loro bisogno di accudimento e di comprensione.





 


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