Anno II - n°15 - 10.12.2004 Pagine Nazionali

   


Il punto G tra mito e realtà


Aldo Franco De Rose - Salute Repubblica

Conosciuto dalla cultura tantrica come “punto della beatitudine” (Saspandana) e dai medici dell’era di Aristotele come il “bottone” del piacere, il punto G viene chiamato in questo modo perché il primo a menzionarlo, negli anni 50, fu il sessuologo tedesco Ernst Grafenberg , descrivendolo come "un'area localizzata sulla parete anteriore della vagina, che si ingrossa durante la stimolazione sessuale". La notorietà internazionale della scoperta arrivò però con il best-seller "The G Spot" (così chiamato proprio in onore di Grafenberg), scritto da tre medici americani Ladas, Whipple e Perry. Arrivarono cosaì anche le prime polemiche sulla effettiva presenza di questa zona anatomica particolarmente erogena. I prima ad insorgere furono proprio Masters e Johnson , che hanno considerato il punto G solo "un mito da sfatare". Tre anni addietro Terence Hines, psicologo americano affermava che "l'esistenza di una zona altamente erogena sulla parete anteriore della vagina è solo frutto di aneddoti”, definendo addirittura il punto G come un “Ufo” della ginecologia, in quanto da molti creduto esistente ma mai effettivamente dimostrato. Recentemente però la risposta non si è fatta attendere ed arriva proprio da un italiano, il prof Emanuele Jannini, dell’Università dell’Aquila che, con una pubblicazione su Urology, ha dimostrato la presenza all'interno della vagina di numerose ghiandole di Skene, la cosiddetta prostata femminile, associate ad un alto livello di fosfodiesterasi di tipo 5, il principale mediatore chimico dell'erezione maschile. La zona dove sono state riscontrate le ghiandole è quella della congiunzione tra il primo e il secondo terzo della vagina, proprio dove Grafemberg, il teorizzatore del punto G, aveva pensato che fosse. Quando stimolato, si gonfia fino ad assumere la forma di una piccola massa lievemente sporgente; continuando, l'utero comincia a contrarsi fino a produrre un orgasmo molto particolare, qualche volta accompagnato dalla produzione di un liquido chiaro in quantità abbastanza modesta. Il punto G resta comunque uno degli aspetti più misteriosi dell'anatomia femminile e qualcuno ne ha ipotizzato persino un ruolo nella maternità. L'orgasmo profondo, prodotto dalla stimolazione del punto G, è infatti accompagnato spesso, da una sensazione di spinta verso l'esterno. Poiché il punto può essere stimolato anche dalla discesa del feto durante il parto, sembra possibile che abbia una funzione di aiuto durante la nascita del bambino. E per strano che possa sembrare, ci sono donne che, malgrado i dolori del travaglio, raggiungono un orgasmo proprio durante l'espulsione del parto. Le analisi di laboratorio, hanno rivelato che questo fluido è simile alla composizione di quello prodotto dalla prostata. Proprio per questa ragione i ricercatori hanno ipotizzato che si possa trattare di un abbozzo di prostata, presente anche nelle donne






 


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