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Anno II - n°15 - 10.12.2004 Pagine Nazionali
Musicoterapia e malattia di Alzheimer Lorenza M. Saini -
lsaini@libero.it
Suoni odori sapori, quante volte ci hanno fatto ricordare una persona, un
affetto, un momento della nostra vita. Alla musica, in particolare, è
unanimemente riconosciuto una grande capacità di coinvolgimento emotivo,
offrendoci un’altra via per esprimere pensieri e stati d’animo. Riascoltare una
canzone o un brano musicale può farci ricordare con precisione, non solo
l’episodio ad esso collegato, ma anche lo stato emotivo di quel momento. Dal
ruolo che la musica ha sugli aspetti cognitivi (memoria) e non cognitivi
(effetto rasserenante/rilassante) delle persone nasce l’interesse per la
musicoterapia come supporto nella riabilitazione di persone che presentano un
progressivo deterioramento delle facoltà cognitive e funzionali. La
musicoterapia nasce prevalentemente in ambito psichiatrico: tra la fine
dell’Ottocento e gli inizi del Novecento venivano inviati musicisti in alcuni
ospedali europei e degli Stati Uniti per “alleviare” le sofferenze dei
ricoverati, ancora negli USA furono organizzate delle prime sedute di
musicoterapia per reduci della Seconda Guerra Mondiale. Le difficoltà
terapeutiche della m. di Alzheimer ed il ruolo che i disturbi della memoria e
del comportamento presentano con l’avanzare della malattia hanno portato ad
individuare nella musicoterapia un trattamento non convenzionale. Dal campo
prevalente delle psicosi l’utilizzo si è quindi allargato alla malattia di
Alzheimer. Applicata da operatori professionalmente preparati (musicisti con
studi di pedagogia e psicologia musicale alle spalle) ed in stretto
coordinamento con l’équipe medica, la musicoterapia ha dimostrato di poter agire
positivamente sui pazienti dementi, facilitandone l’attenzione, il coordinamento
dei movimenti, stimolandone le emozioni, aiutandoli nell’uso della parola,
riducendo i disturbi del comportamento, agendo positivamente sulle sue capacità
relazionali. Sulla base della gravità del malato vengono programmati interventi
individuali o di gruppo, viene verificata dal musicoterapista la disponibilità
ed idoneità al trattamento; nel corso di colloqui e primarie sedute di
valutazione, si elabora un protocollo di osservazione e la scheda musicoterapica
e, se possibile, si spiegano al paziente le caratteristiche del trattamento. Il
trattamento segue poi un calendario di sedute dove il paziente viene stimolato
ad essere parte attiva, tramite l’uso di strumenti ed attraverso l’interazione
con una vasta gamma di stimoli sonori e musicali. Segue poi la verifica del
lavoro svolto.Progetti di musicoterapia sono già stati avviati da tempo, ad esempio nella Residenza San Salvatore di Ficarolo (Rovigo) e nell’Istituto Ospedaliero di Sospiro (Cremona), a Luino il Progetto Sfera, promosso dall'istituto di ricovero "Monsignor Comi" di Luino (VA) ha sviluppato un progetto globale di “arteterapia” per gli ospiti affetti da demenza senile. Uno dei momenti centrali del programma è la musicoterapia affiancata ad altre tecniche utilizzate come la danzaterapia, il laboratorio d'immagine sonora e l'uso delle arti figurative come mezzo di espressione e comunicazione non verbale. Lo scorso 22-23 maggio si è svolto a Firenze il convegno "Volti luoghi tempi e vissuti" promosso dal Progetto Anziani Musicoterapia, associazione di musicoterapeuti, sparsi in tutta Italia, che da anni lavorano con anziani e malati di Alzheimer. Anni di loro esperienze con i malati sono stati raccontati in un libro-documento uscito l’anno scorso “Musicoterapia con il malato di Alzheimer”. L’impegno di chi opera nel settore punta sempre più a far assumere alla musicoterapia le caratteristiche di una disciplina scientifica, con regole precise. Siti consultabili per maggiori approfondimenti e informazioni: Approfondimenti: Queste pagine sfruttano standard
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