Anno II - n°15 - 04.02.2005 Pagine Nazionali

   


Ictus: italiano scopre come e perché muoiono cellule cerebrali


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Un gruppo di ricercatori guidato dall'italiano Pierluigi Nicotera ha scoperto l'esatto meccanismo che porta alla morte delle cellule cerebrali dopo un ictus. ''Tutta colpa di un'overdose di calcio'', spiega su 'Cell' lo scienziato che lavora nell'Unita' di tossicologia del Medical Research Council di Leicester, in Gran Bretagna. Quando infatti una persona viene colta da un ictus il flusso sanguigno al cervello si riduce e i neuroni restano in 'debito d'ossigeno'. Questo meccanismo ''innesta un aumento pericoloso degli ioni calcio nelle cellule cerebrali e si inceppa il sistema per smaltirli velocemente''.
Nicotera e i suoi colleghi hanno osservato cosa accadeva nel cervello di alcuni topi di laboratorio cui veniva indotto l'ictus. ''Quando manca l'ossigeno al cervello - spiega - i neuroni rilasciano una serie di segnali chimici per comunicare tra loro l'accaduto. E uno di questi segnali in particolare, chiamato glutammato, determina un aumento esponenziale degli ioni del calcio che poi danneggiano le stesse cellule del cervello. Questa sostanza, infatti - prosegue Nicotera - attiva un enzima, la calpaina, che riduce una proteina della membrana cellulare dei neuroni che regola l'eliminazione del calcio dall'interno delle cellule''. Questo meccanismo una volta inceppato produrrebbe un letale accumulo di calcio nelle cellule. Da qui il danno. ''E questa lunga catena di eventi legati tra loro - prosegue il ricercatore italiano - spiegherebbe anche il perché le terapie per arrestare i danni dell'ictus che si limitano a 'chiudere le porte' al calcio siano di poco effetto. Per impedire i severi danni neuronali, infatti - sottolinea - bisogna aiutare le cellule anche a smaltire l'eccesso che hanno al loro interno''.
Il team di scienziati sta già studiando una serie di molecole per verificare se e come si possano aiutare le cellule nervose a eliminare gli accumuli di calcio. ''Ma siamo solo all'inizio della ricerca - avverte - dunque prima di avere a disposizione nuove classi di farmaci ci vorranno ancora alcuni anni'', conclude.

(Chs/Adnkronos Salute)






 


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