Anno II - n°15 - 10.12.2004 Pagine Nazionali

   


Diminuiscono i livelli di guardia del PSA


Aldo Franco De Rose - Repubblica 9 dicembre 2004

Diventano sempre più restrittivi i livelli di guardia del PSA, la sostanza in grado di svelare la presenza del tumore prostatico. Si passa infatti dagli abituali 4 ng/ml, valore che per accordo della comunità scientifica internazionale rappresentava la soglia che faceva suonare il campanello di allarme ai 2,5 ng/ml. E i soggetti particolarmente a rischio sono risultati proprio gli ultra cinquantenni, asintomatici, cioè senza disturbi della minzione ma con una storia familiare positiva per tumore prostatico. E’ quanto emerge dai dati di uno studio multicentrico di diagnosi precoce condotto in Sicilia su 16 mila pazienti col coordinamento della Clinica Urologica di Catania e presentato al congresso degli uro- oncologi (SIURO) in svolgimento a Treste. Gli autori dello studio arrivano a confermare quanto è già osservato anche da altri studi americani e cioè una prevalenza di carcinoma prostatico del 7% dei casi quando il Psa era compreso tra 2,6 e 4 ng/ml. “I numerosi contributi scientifici dei gruppi italiani inerenti il tumore della prostata pervenuti al nostro congresso”, dice il presidente della SIURO, professor Giuseppe Martorana, direttore della Clinica Urologica dell’Università di Bologna, “confermano i dati emersi da alcuni importanti lavori internazionali. “Si è constatato infatti come anche per bassi valori di PSA (inferiori a 4 ng/ml) e in assenza di sintomatologia sia possibile diagnosticare, tramite tecniche di biopsie multiple eco-guidate, la presenza di neoplasia in circa il 20% dei casi”. “Questa constatazione, conclude Martorana, comporta un ridimensionamento di quello che si definiva “valore di normalità” del PSA e focalizza l’attenzione soprattutto sulla valutazione dell’andamento del marker nel tempo attraverso un maggior numero di prelievi, che andranno fatti anche per valori considerati “bassi”. <br>
Ma recentemente un documento congiunto e sottoscritto a Firenze da più di venti società scientifiche aveva detto No all'utilizzo del dosaggio del PSA nel sangue per uno screening generalizzato del cancro della prostata.
Infatti, dopo12 anni di analisi, secondo quanto pubblicato recentemente sull’Int J Cancer, è stato possibile affermare che un programma di screening precoce per il tumore prostatico determina una riduzione dei tempi per la diagnosi negli uomini con livelli di PSA minimi pari a 3 ng/ml, ma non influenzerebbe in modo significativo il numero di tumori rilevati.






 


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