Ormai da qualche anno quello del tumore della prostata è diventato un tema di assoluto risalto da un punto di vista epidemiologico e sociale dato che risulta la seconda neoplasia più diffusa dopo i 50 anni nel sesso maschile per incidenza e mortalità.
Nonostante l’affinamento delle tecniche diagnostiche di cui oggi si dispone la diagnosi rimane ancora oggi esclusivamente bioptica che rimane pur sempre una manovra invasiva.
Ma, se è vero che oggi, grazie all’uso del PSA, scopriamo più tumori ed in fase precoce - sostiene il Prof. G. Martorana, Ordinario di Urologia e Direttore della Clinica Urologica del S. Orsola –Malpighi di Bologna - sono ancora moltissime le biopsie “inutili” che vengono eseguite e che potrebbero essere evitate. Sono quindi benvenute, sottolinea il Prof. Martorana, le metodiche alternative di diagnosi cosiddette “non invasive” .
E proprio a Bologna si è tenuto il 30 Settembre scorso un convegno su 2 nuove tecnologie all’avanguardia per la diagnosi per il tumore della prostata: la Spettroscopia di Risonanza Magnetica, che permette lo studio dei tessuti umani in vivo (senza bisogno di prelievi bioptici) e la PET/TC con Colina, che “promette” di localizzare la presenza del tumore ovunque si trovi all’interno del corpo umano; la prima più utile nella diagnosi preoperatoria e la seconda nello scoprire in anticipo la ripresa di malattia. Entrambe queste metodiche sono in uso solo presso pochi centri al mondo, tra cui il Policlinico S.Orsola-Malpighi.
Il convegno ha visto l’intervento di ospiti di rilevanza mondiale tra cui il Prof. John Kurhanewicz, massima autorità in campo di spettroscopia prostatica, autore dei principali studi scientifici su questa materia apparsi su riviste biomediche negli ultimi 10 anni e direttore del “Prostate Imaging Group and Biomedical NMR Lab” dell’Università Californiana di S. Francisco (UCSF); per la PET/TC è intervenuta la Dott.ssa Maria Picchio, proveniente dall’Istituto S. Raffaele di Milano, tra le personalità più importanti in ambito PET/TC prostatica ed autrice di importanti studi in questo campo. Dal convegno sono emersi i risultati frutto della collaborazione tra l’Università di Bologna e quella Californiana di S. Francisco, assolutamente incoraggianti a proseguire in tal senso.
Sempre per quanto riguarda la mini-invasività, conclude il Prof. Martorana, sono stati fatti passi da gigante anche nell’ambito della terapia chirurgica: oggi è possibile, nei pazienti affetti da tumore prostatico, il cosiddetto intervento “senza taglio” che utilizza la via videolaparoscopica e che offre risultati assolutamente identici a quelli ottenuti con la più invasiva tecnica tradizionale. Anche in quest’ambito il S.Orsola-Malpighi rappresenta un centro di eccellenza all’avanguardia a livello nazionale.