Anno II - n°14 - 12.10.2004 Pagine Nazionali

   


Ricerca di nuovi farmaci antitumorali a partire dal ruolo della proteina p53


prof.ssa Varda Rotter – dott. Massimo Broggini

La proteina p53 è una delle più efficaci difese naturali del nostro organismo contro i tumori. La sua funzione principale è quella di intervenire per cercare di rimuovere all’interno delle nostre cellule eventuali danni provocati da sostanze tossiche di varia natura come ad esempio sostanze chimiche o radiazioni ultraviolette.
A riprova dell’importanza fondamentale di p53, nella maggior parte dei tumori umani la sua funzione è bloccata, sia per mutazione o delezione del gene che produce la proteina p53, sia per inattivazione diretta della proteina.
Il progetto di collaborazione tra l’Istituto Mario Negri e l’Istituto Weizmann, è centrato sullo studio del ruolo delle proteine p53 e p73 (una proteina simile a p53 scoperta recentemente) nel determinare la risposta delle cellule tumorali al trattamento con farmaci antitumorali. Lo scopo principale è quello di identificare nuove molecole in grado di agire selettivamente su quei tumori che presentano una proteina mutata o non espressa, preservando possibilmente le cellule sane che hanno invece una proteina perfettamente funzionale. La molecola ideale che vorremmo identificare è quella in grado di riportare a “normalità” la funzione della proteina p53 mutata. Questo dovrebbe portare ad un arresto della crescita tumorale.
Studi recenti ottenuti da altri autorevoli ricercatori nel campo hanno dimostrato che questa strategia è possibile individuando alcune piccole sequenze proteiche che sono in grado di far acquisire alla proteina mutata le stesse funzioni della proteina “sana”, producendo un significativo effetto antitumorale.
A fianco a questi studi, il progetto si prefigge di studiare a livello di base la funzione della proteina mutata e di quella “sana”, generando dei modelli cellulari con specifiche alterazioni sia di p53 che di p73 e valutando mediante tecniche di avanguardia come lo studio di espressione genica tramite microarrays (che permette di studiare simultaneamente l’espressione di migliaia di geni). In questo modo si potrà avere un quadro generale degli effetti indotti da specifiche mutazioni sia di p53 che di p73, che saranno di fondamentale importanza per individuare nuovi bersagli terapeutici da impiegare per il disegno di nuovi e più selettivi farmaci antitumorali.








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