Da uno studio del San Raffaele pubblicato il 22 settembre sulla prestigiosa
rivista scientifica New England Journal of Medicine è stato dimostrato che una
semplice procedura - detta ablazione transcatetere - nel giro di pochi minuti e
in anestesia locale può individuare e trattare una grave anomalia del ritmo
cardiaco detta sindrome di Wolff-Parkinson-White.
La rivista ha inoltre dedicato ai risultati della ricerca un commento editoriale
di Hein J.J. Wellens, uno dei massimi esperti di Aritmologia, il quale, nel
rilevare l’importanza dello studio, sottolinea che è stato eseguito in un centro
ad elevatissima competenza. La sindrome di Wolff-Parkinson-White è una malattia
caratterizzata da improvvise accelerazioni del battito cardiaco, le aritmie, che
possono essere benigne ma non di rado anche fatali. E’ determinata da una
anomalia del sistema di conduzione elettrico del cuore e colpisce 1 bambino su
1000. Tale anomalia deriva dalla presenza di un fascio di conduzione parallelo
al normale sistema di conduzione. La concomitanza del normale sistema di
conduzione e della via accessoria permette che un impulso elettrico possa
scendere verso le camere cardiache inferiori attraverso una via e risalire
rapidamente alle camere cardiache superiori attraverso l’altra via anche per la
durata di diverse ore. Lo studio è stato effettuato su 165 bambini di età
compresa tra 5 e 12 anni e ha dimostrato come l’esecuzione dell’ablazione
transcatetere, che è una tecnica ampiamente in uso in Italia, permetta
l’eliminazione di tali fasci anomali per via percutanea a paziente sveglio
attraverso l’applicazione di corrente definita a radiofrequenza. Tale tecnica
consente una diagnosi precoce e la guarigione definitiva del paziente. La
sindrome di Wolff-Parkinson White ha origine da un errato sviluppo genetico
dell’impianto elettrico del cuore e colpisce prevalentemente giovani in pieno
benessere, tra cui bambini, adolescenti, giovani adulti. I pazienti affetti da
tale anomalia presentano un grado di rischio molto diverso, possono manifestare
gravi sintomi con frequenti episodi di palpitazioni fino alla perdita di
coscienza o all’opposto nessun sintomo. Il rischio, però, non dipende dalle
manifestazioni cliniche, ma soprattutto dalle caratteristiche “elettriche” della
via accessoria e del normale sistema di conduzione, per cui anche i pazienti
asintomatici possono andare incontro ad aritmie fatali, come documentato dai
ricercatori in 7 giovani soggetti, di cui 3 bambini di età compresa tra gli 8 e
i 12 anni. Questo studio è ancora più significativo in quanto i ricercatori
hanno osservato che i bambini hanno un rischio ancora maggiore rispetto agli
adulti. “Da anni il nostro Centro al San Raffaele si occupa dello studio di
questi pazienti asintomatici”, commenta Carlo Pappone, primo autore dello studio
e direttore dell’Unità di Elettrofisiologia e Aritmologia dell’Istituto
Scientifico Universitario San Raffaele - “l’anno scorso, con una pubblicazione
nello stesso New England Journal of Medicine, avevamo dimostrato che con le
tecnologie attuali è possibile individuare alcune caratteristiche in grado di
identificare giovani adolescenti ed adulti affetti da tale patologia e che non
trattati sarebbero rimasti ad alto rischio di morte improvvisa.” Fino ad oggi
era opinione generale che i pazienti asintomatici non fossero ad alto rischio e
quindi essi venivano lasciati al proprio destino. Vincenzo Santinelli, coautore
dello studio e responsabile della ricerca clinica dell’Unità di
Elettrofisiologia e Aritmologia dell’Istituto Scientifico Universitario San
Raffaele, aggiunge: “Ritengo che vi siano le condizioni per un’applicazione di
routine della tecnica di ablazione anche nei pazienti asintomatici ma è
necessario che tali procedure siano eseguite solo in centri altamente
specializzati.”