Anno II - n°14 - 12.10.2004 Pagine Nazionali

   


Intervista a Gian Paolo Salvioli Direttore del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Bologna


Nascere e già avere problemi. Quando per un neonato la vita non si mostra con il migliore dei biglietti da visita. E’ tempo di prevenzione dell’influenza: quale rischio corre il neonato?

Bisogna subito dire, poiché in questi giorni si parla tanto di vaccinazione, anche dei bambini, contro l’influenza, che il neonato – da zero a sei mesi – non va vaccinato perché nel suo organismo ci sono gli anticorpi protettivi della mamma e perché il vaccino non funzionerebbe. Ma a quest’età, il neonato ha davanti un killer in agguato, è uno dei virus respiratori precisamente il virus sinciziale respiratorio. E’ veramente un killer. Basti pensare che questo virus, che provoca infezioni delle vie aeree inferiori, è responsabile nei bambini nati prematuri della maggiore frequenza di mortalità, dall’uno al tre per cento, nei Paesi industrializzati, Italia compresa, e addirittura del sette per cento nei Paesi non sviluppati.

Quali i sintomi?
Questo virus provoca la bronchiolite e cioè la costrizione di tutti i bronchi, grandi e piccoli, causando nel piccolo paziente difficoltà respiratorie tali da provocare addirittura la morte, bronchite, polmonite.

Che fare?
Intanto, sottoporre il bambino al test, ne esiste uno specifico. L’esame deve consentire di individuare questo virus killer fra tanti virus simili che sono fortunatamente meno aggressivi. Una volta fatta la diagnosi, il bambino va isolato perché il virus ha la capacità di vivere anche alcune ore fuori dell’organismo ed è molto contagioso. E’ facile comprendere come la diffusione del virus possa avvenire con rapidità. Immaginiamo solo cosa può accadere, ad esempio, in ospedale dove, senza protezione, il virus potrebbe infettare altri piccoli pazienti ricoverati. A questo punto comincia la terapia in regime di ricovero con le misure del caso che prevedono antibiotici,cortisone, ossigenoterapia,ecc.

Ma non è possibile attuare una metodica di prevenzione? Non c’è un vaccino?
Chiariamo subito che tutti i tentativi per mettere a punto un vaccino sono falliti perché il virus non dà un’immunità duratura. Ecco perché non sono rare le ricadute e cioè le reinfezioni. Accantonato per il momento il vaccino, si è passati alle gammaglobuline. Anche in questo caso la strada si è rivelata impervia e senza positivi risultati. Fortunatamente, la Ricerca ha messo a punto una sostanza, si tratta di un anticorpo monoclonale umanizzato, efficace e ben tollerato. Dà una buona protezione una volta che si attui la somministrazione di cinque dosi in intramuscolo durante il primo anno o nei primi due anni.

Professor Salvioli, perché questa distinzione?
Bisogna essere chiari. Se il bambino che si intende proteggere dal virus sinciziale respiratorio, addirittura in medicina c’è una sigla che lo contraddistingue VRS, è nato prima della 32° settimana di gestazione, il monoclonale va somministrato per il primo anno di vita con cinque dosi l’anno. Se è nato dopo le 32 settimane, allora la terapia è limitata a un anno, solamente nei casi nei quali vi siano almeno due fattori di rischio (ad esempio esposizione al fumo passivo ed elevato inquinamento atmosferico; allattamento artificiale e familiarità per allergie, ecc.). Al di là di questa situazione, è opportuno proteggere il bambino con una cardiopatia congenita che rischierebbe molto se venisse contagiato dal virus: in questo caso la terapia deve durare due anni. Identico intervento, sempre per due anni, nei bambini che presentano malattie polmonari croniche come la broncodisplasia, dovuta molto spesso all'impiego del respiratore in nati prematuri con gravi problemi respiratori dopo il parto.

Questa terapia è disponibile?
Certamente. Ma c’è un grande però. Il però è rappresentato dal costo: ogni dose richiede una spesa di 750 euro circa, un milione e mezzo delle vecchie lire. Trattandosi di cinque dosi per uno ma anche per due anni, è facile calcolare il peso economico per una famiglia. Il Servizio Sanitario Nazionale concede gratis questo prodotto ma lo limita ai bambini a rischio e cioè a quelli che le Società scientifiche come la Società Italiana di Neonatologia ha indicato: prematuri, bambini con cardiopatia congenita, piccoli con broncodisplasia polmonare. Si può dire: allora è tutto risolto? Purtroppo non è così. Le ASL tendono, nella generalità dei casi, a restringere al massimo il pianeta dei bambini che hanno diritto alla gratuità e non mancano ASL che creano mille e una difficoltà. Ci sono anche medici che fanno qualche resistenza di ordine culturale. Al prossimo Congresso della Società Italiana di Pediatria presenterò una relazione di farmaco-economia. Spiegherò che il prodotto monoclonale contro il virus sinciziale respiratorio va dato al bambino al di là della comprensibile motivazione dettata dalla difesa da un evento luttuoso. Già salvare una vita potrebbe bastare. Ma poiché anche nel nostro Paese la medicina sta facendo i calcoli più con il ragioniere che con il medico, nella mia relazione spiegherò come la somministrazione gratuita del prodotto farebbe risparmiare alle singole ASL perché un bambino colpito dal virus sinciziale respiratorio costa molto alle casse pubbliche per ricoveri, terapie e tutto quanto può essere calcolato con il danno in famiglia a partire dalla perdita di giorni lavorativi dei genitori.








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