Anno II - n°14 - 12.10.2004 Pagine Nazionali

   


Estrogeni ed Alzheimer


Massimo Tabaton - Dipartimento Neuroscienze, Università di Genova

Diagnosi precoce e terapia preventiva della malattia di Alzheiemer. E’ quanto emerso al congresso mondiale sulla patologia che si è tenuto quest’estate a Philadephia, dove sono stati presentati dati significativi in tal senso. La maggioranza degli gruppi di ricerca, per comprendere il meccanismo della malattia, ha finora seguito la cosiddetta “ipotesi dell’amiloide”, secondo cui all’origine ci sarebbe l’abnorme accumulo nel cervello di beta-proteina e il suo effetto tossico sui neuroni. Ora è emerso il concetto nuovo che varie condizioni di stress della cellula nervosa, come l’ossidazione, i traumi, l’ischemia, attiverebbero i due enzimi che producono la beta-proteina. La conseguente aumentata produzione di questa proteina non riesce ad essere compensata dai sistemi che la eliminano dal cervello, per cui la molecola si accumula e si aggrega. L’altro aspetto innovativo è che sarebbero gli aggregati piccoli e precoci di beta-proteina e non, come si riteneva, le tardive fibre di amiloide (le placche senili), i fattori responsabili dell’alterazione dei neuroni e del sistema di microtubuli che trasporta gli enzimi all’interno della cellula. Anche la strategia terapeutica più avanzata poggia tuttora sull’ipotesi dell’amiloide ed è mirata ad eliminare dal cervello la beta-proteina, nella speranza che ciò determini la rigenerazione dei neuroni. L’analisi dei dati del trial con “AN-1792”, mirato alla “vaccinazione” dei pazienti con beta-proteina, sospeso per l’insorgenza di encefaliti allergiche, non ha né confermato né smentito l’ipotesi di partenza. Nei pazienti immunizzati si è verificata infatti l’attesa diminuzione dell’amiloide presente nel cervello (verificata con la PET, vedi box), associata ad una minore progressione del deficit cognitivo rispetto ai pazienti di controllo. La durata del trattamento è stata comunque troppo breve per trarre delle conclusioni ed è cruciale seguire questa strada per valutare la reale efficacia della terapia. E’ iniziata quindi la sperimentazione nei volontari sani con l’immunizzazione passiva, consistente nella somministrazione di anticorpi contro la beta-proteina. Questi sono stati prodotti in modo da stimolare selettivamente la produzione di anticorpi contro la beta-proteina, senza scatenare l’aggressione del tessuto nervoso da parte dei globuli bianchi (la causa delle encefaliti). Parallelamente, sono in sperimentazione, sempre nei volontari sani, composti che inibiscono la gamma-secretasi, uno degli enzimi che producono la beta-proteina. In questo caso l’obiettivo è avere una terapia preventiva, diretta ai soggetti in cui i rischi genetici facilitano la produzione e l’accumulo della proteina tossica. Infine, inizia a delinearsi una terapia patogenetica atta a proteggere i neuroni dalla degenerazione. A Philadelphia sono stati presentati anche composti che inibiscono l’alterazione della proteina tau, responsabile della scomparsa dei microtubuli, fattore all’origine della rarefazione dei neuroni e delle sinapsi. I risultati sono stati ottenuti “in vitro” e nel modello animale, e non è ancora prevista la sperimentazione nell’uomo.








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