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Anno II - n°14 - 12.10.2004 Pagine Nazionali
Ecco due casi con le risposte dall'Avvocato Laura Pieri Per ovvie ragioni di privacy non pubblichiamo nomi nè riferimenti a strutture ospedaliere o medici Buon giorno mi chiamo R.F.da pochi mesi ho perso la mia carissima mamma per una malasanità (marzo 04) (...) La mia mamma invece stava benino era caduta e si era fratturata il cervello nella parte posteriore e l'ospedale dove e stata ricoverata non hanno tenuto conto della frattura ma della sua piccola aritmia e l'hanno curata di conseguenza per l'aritmia e cosi dopo pochi giorni davanti a me ha avuto un emorragia celebrale e poi il coma e 1 settimana dopo è deceduta, invece il mio compagno era a casa non sapevo che fosse un malato terminale perchè nessuno ha avuto la compiacenza di dirmelo e quando mi sono svegliata una mattina l'ho trovato lì vicino a me che non respirava più. R. F.
Purtroppo gli elementi che Lei mi fornisce sono troppo pochi perché io possa darLe una risposta esauriente. Lei lamenta che nessuno ha provveduto ad avvertirla che il Suo compagno era un malato terminale, tanto che il Suo decesso l’ha trovata completamente impreparata. Non ho elementi per escludere che la gravità della malattia Le sia stata celata su espresso desiderio dello stesso Suo compagno , per non preoccuparla. Ritengo che se così fosse i sanitari, giustamente, hanno mantenuto il riserbo. Il decesso della Sua mamma potrebbe essere dovuto ad una colpa dei medici curanti. L’accidentale caduta ha provocato una frattura al capo , ma Lei riferisce che i sanitari non ne hanno tenuto conto curando Sua madre per una lieve aritmia. Dopo pochi giorni si verificò una emorragia celebrale che portò al decesso la Sua cara congiunta. Sarebbe necessario che Lei chiedesse una copia della cartella clinica al fine di verificare il quadro diagnostico e terapeutico. Solo se da questa documentazione emerge una colpa dei sanitari è possibile intentare una causa civile. Nel caso specifico, se lei aveva fondati elementi che facessero presupporre una colpa dei sanitari , sarebbe stato opportuno immediatamente dopo il decesso presentare un dettagliato esposto alla Magistratura affinché fosse disposta l’autopsia... Avv. Laura Pieri
La terapia del farmaco pentasa (mesalazina) assunta a domicilio dal sottoscritto su disposizione dell’ospedale s. Mi ha causato una pancreatite cronica. Purtroppo non e’ stata interpretata dagli “specialisti ” dell’ospedale in questione avendomi gli stessi in cura per il “probabile” morbo di crohn e quindi confondendo i sintomi della nuova patologia con quelli “ispirati” al m..di crohn. Sottovalutando il rialzo delle amilasi pancreatiche,a loro ben noto, hanno continuato a prescrivermi il pentasa a terapia piena (8 pastiglie al giorno 4 grammi ) ovviamente il sottoscritto si atteneva alle disposizioni dei due medici intossicando ancora di piu’ il pancreas con tutte le sue spiacevoli conseguenze (dolori-invalidita’-disocupazione dal lavoro) naturalmente sono stato sottoposto a tutti gli esami di cui la medicina e’ in possesso (ecografie-gastroscopie-tac-e.r.c.p con risonanza magnetica nucleare) tutti sono risultati negativi.quindi la conferma che tre anni di terapia con mesalazina hanno causato ,come del resto descritto anche sul foglietto degli effetti collaterali una pancreatite iatrogena (…) spero che la mia situazione trovi uno sbocco per alleviare le mie sofferenze fisiche morali e economiche ( visto che oltre alla salute ho perso anche il mio lavoro) da segnalare anche il fatto che non sia mai stato monitorato sugli effetti collaterali del farmaco nonostante al sottoscritto era stato prescritto il pentasa dall’ambulatorio in questione sin dal 1995. Inoltre l’ospedale insiste nel chiamare il mio problema “iperamilasemia”. Tutto cio’ e’ ridicolo perche’ le amilasi in questione sono quelle pancreatiche fuori di tre quattro volte i valori della normalita’, accompagnate dai sintomi classici della pancreatite, dolore in epigastrio,irradiato posteriormente, nausea, ecc_che soprattutto si accentuano con l’assunzione di cibo contenente grassi animali .come si notera’dalla lettera di dimissioni
H l.sacco 10/05/1995 il dott .porro scrive della mia provata intolleranza alla mesalazina (pentasa) ma dopo breve tempo insiste, insiste, insiste,
Perche’ il sottoscritto assuma dosi elevate del farmaco.questo per il sottoscritto ha voluto dire, dolori,invalidita’, e disoccupazione dal lavoro.senza parlare del pacchiano errore di diagnosi. (unsaccodicrohn) . BFG
Il caso che Lei prospetta deve essere analizzato in ordine a due diversi profili di responsabilità dei sanitari tra loro correlati. I medici Le hanno diagnosticato un “probabile morbo di Crohn” e, conseguenzialmente Le hanno prescritto la terapia con il farmaco Pentasa. L’assunzione di tale farmaco Le ha procurato una intolleranza tale da avere quale conseguenza una pancreatite cronica. Nonostante, come lei riferisce, i sintomi di tale patologia fossero evidenti e previsti quali possibili effetti collaterali del farmaco assunto i sanitari li hanno ignorati e/o sottovalutati, facendoLe proseguire la terapia. Successivamente altre visite a cui lei si sottopose ed ulteriori esami istologici esclusero che Lei è affetto dal Morbo di Crohn. L’attività del medico è caratterizzata da due distinte fasi tra di loro funzionali : la fase diagnostica e la fase terapeutica. Nella fattispecie che La riguarda vi fu anzitutto un errore nel momento ispettivo e conoscitivo dell’attività medica che, alla luce dei successivi accertamenti , può essere dovuto alla imperizia ed alla negligenza dei sanitari. Conseguenza di tale errore diagnostico fu la prescrizione del farmaco che Le procurò la patologia cronica. In ogni intervento terapeutico il medico deve valutare i benefici in contrapposizione agli svantaggi che la terapia porterebbe al paziente e scegliere la tipologia di trattamento più conveniente. Nel caso di specie se i medici hanno colpa nella errata diagnosi della malattia viene di per sé che il farmaco non andava prescritto e pertanto conseguenzialmente Lei ha diritto a vedere risarciti i gravi danni che Le sono stati scagionati. Ogni Sua richiesta risarcitoria deve essere fatta valere sia nei confronti della struttura pubblica a cui si e rivolto sia nei confronti dei sanitari che l’hanno avuta in cura . Avv. Laura Pieri ![]() Queste pagine sfruttano standard
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