Anno II - n°14 - 12.10.2004 Pagine Nazionali

   


Biotecnologie della riproduzione: 25 anni di ricerca a rischio


Università degli Studi di Teramo - www.unite.it

Ci sono voluti 25 anni di ricerca nel campo delle biotecnologie per ottenere risultati apprezzabili nella procreazione assistita: un lunghissimo periodo di studi che rischia di essere in buona parte vanificato dalla normativa vigente. È uno dei dati emersi durante il convegno sulle "Prospettive delle biotecnologie nella funzionalità riproduttiva", organizzato il 20 settembre dall’Università di Teramo che annovera un Corso di laurea in Biotecnologie e una laurea specialistica in Biotecnologie della riproduzione. “Nel campo della procreazione medicalmente assistita”, ha riferito nel suo intervento Luca Gianaroli, direttore della Società italiana studi di medicina della riproduzione (SISMER), “se nel 2003 le possibilità di gravidanza per una donna al di sotto dei 37 anni erano del 35%, nel 2004, con l’entrata in vigore della nuova legge, si sono ridotte al 27%. Questo gap, naturalmente, aumenta ulteriormente con l’avanzare dell’età della donna che, per esempio, superati i 38 anni vede oggi scendere le possibilità di successo dell’11% rispetto allo scorso anno”. Quindi, secondo il direttore della Sismer, l’aver precluso lo studio a monte delle cellule uovo a favore della casuale inseminazione degli ovuli, sfavorisce tutte le pazienti. “In questa situazione”, ha aggiunto Mauro Mattioli, prorettore dell’Università di Teramo e studioso di biotecnologie della riproduzione, “l’unica strada possibile, quanto meno per la scienza, è quella di indirizzare gli studi verso nuove tecniche che possano migliorare l’efficacia della procreazione medicalmente assistita. Dopo 25 anni di ricerca, bisogna evitare il rischio di studi altrettanto lunghi, accorciando invece i tempi attraverso l’individuazione di nuovi filoni di ricerca affidati a tecnici specificatamente formati e altamente specializzati”. Un punto, quest’ultimo, che ha trovato d’accordo tutti i relatori, che hanno condiviso l’iniziativa dell’Università degli Studi di Teramo, che ha attivato, da quest’anno un Corso di laurea specialistica in Biotecnologie della riproduzione. Biotecnologie della riproduzione: diminuiscono le speranze anche per coppie con problemi di disabilità Anche le problematiche riproduttive nei pazienti disabili, sono stati temi di confronto durante i lavori del convegno sulle prospettive delle biotecnologie nella funzionalità riproduttiva, organizzato a settembre dall’Università di Teramo. Dopo aver approfondito il concetto di disabilità come “evento individuale e relazionale” in parallelo alla sessualità “evento riproduttivo e relazionale”, Umberto Bellati della clinica ostetrico-ginecologica dell’Università di Chieti-Pescara ha parlato del successo delle gravidanze medicalmente assistite in pazienti con lesioni midollari, illustrando anche casi di gravidanza in pazienti tetraplegici e sottolineando come “non esistono controindicazioni alla procreazione assistita neanche per chi è affetto da sclerosi multipla, perché la gravidanza, di per sé, non comporta un peggioramento della malattia”. “Tuttavia”, ha precisato Bellati, “la diagnosi precoce di patologia genetica è fondamentale per le coppie con problemi di disabilità, per le quali, spesso, le possibilità di successo nella procreazione assistita si riducono, oltre che per l’avanzare dell’età, anche a causa del progredire della malattia”.






 


Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati