Anno II - n°13 - 04.08.2004 Pagine Nazionali

   


Scoppia il caldo, scoppiano gli attacchi di panico: un centro d'avanguardia a Roma


Un’estate da paura. Quella che ha cominciato a vivere chi soffre di attacchi di panico. “L’estate - dice il dottor Rosario Sorrentino, neurologo, in una conferenza stampa a Roma – è la stagione che questi malati temono di più perché costringe a viaggiare, a vivere fra la folla. E a temere l’estate sono sempre più italiani, sempre più donne, sempre più giovani, perché la sindrome da attacco di panico è in grande crescita, ormai ne soffrono oltre due milioni di persone, con Milano e Roma in testa”. Il pianeta “cuore in gola” è così affollato che a Roma si apre, alla Clinica Paideia, l’Unita Italiana contro gli Attacchi di Panico (UIAP). “Almeno un italiano su tre – dice Sorrentino che dell’UIAP alla Clinica Paideia è il responsabile – ha avuto nella vita un’esperienza di almeno un episodio di attacco di panico e cioè la paura di morire, la paura di respirare, la paura di volare. Fra tutti coloro che hanno avuto almeno un attacco di panico, il dieci per cento è candidato a entrare nel tunnel del Disturbo da Attacco di Panico (DAP). Fra tre persone che soffrono di attacchi di panico, almeno due sono donne, in prevalenza fra i 18 e i 40 anni. E fra le donne, in grande maggioranza, quelle in carriera, con una quotidianità affogata nella competizione, nell’affermazione, in sintesi nello stress”. Nella conferenza stampa Sorrentino afferma che anche fra gli uomini è il manager a soffrire di più del DAP: spesso la predisposizione genetica alla malattia è smascherata dall’abuso di fumo e caffè. “L’apertura dell’UIAP alla Paideia – continua Sorrentino – avviene in una città come Roma che guida, insieme a Milano, la classifica degli attacchi di panico. Gli attacchi di panico si manifestano in modo prevalente in città piuttosto che in campagna e fra le città a più alto rischio sono quelle con grande densità e con una particolare configurazione urbanistica. Fra le due metropoli, in testa è Roma perché costringe chi soffre di attacchi di panico a vivere la quotidianità in mezzo a un traffico caotico, su autobus e metrò molto affollati. Inoltre, gli uffici pubblici sono sempre gonfi di gente. Ma c’è un elemento a tutto sfavore di Roma: l’alto numero di barriere architettoniche che, nella mente di chi soffre di un attacco di panico, non sono altro che grandi ostacoli alla via di fuga”. Per quanto riguarda i dati statistici, il dottor Sorrentino si rifà alla sua esperienza professionale affermando che l’indice italiano di un individuo su tre con un’esperienza nella vita di un attacco di panico, a Roma è più alto e cioè quasi due romani su tre. “Vedo, purtroppo, nella mia quotidianità tanti romani e anche tanti cittadini di altre regioni. Quest’esperienza mi permette di trarre questa valutazione”. Per quanto riguarda gli altri dati, la realtà romana coincide statisticamente con quella nazionale: più donne, soprattutto fra 18 e 40 anni, più donne in carriera, più manager.
“L’attacco di panico è soprattutto donna – dice la dottoressa Paola Vinciguerra, psicologa e psicoterapeuta che all’UIAP della Clinica Paideia si occupa dell’organizzazione del trattamento psicologico dei pazienti – con un elemento significativo: la donna esce allo scoperto più dell’uomo. L’uomo, a differenza della donna, percepisce in un altro modo il Disturbo. Per l’uomo è molto più difficile accettare che quel violento e ripetuto scossone, che mette in discussione la capacità di dominio razionale sulla realtà, agisce sulla sua parte psico-emotiva. L’uomo vorrebbe sentirsi dire dal Medico: la causa del tuo malanno è il cuore o i polmoni, o l’orecchio interno. Quindi va alla caccia degli Specialisti che possano, allo stesso tempo, rassicurarlo pur condannandolo: meglio la sentenza di danno organico, insomma, perché mette sotto accusa la macchina-corpo e non coinvolge cervello, comportamento, razionalità, della cui integrità l’uomo si preoccupa oltremodo, vergognandosi se viene intaccata. Per questo motivo, spesso gli uomini o arrivano dallo Specialista giusto più tardi delle donne o rimangono nascosti alle statistiche passando la vita nella sofferenza di un DAP mai diagnosticato come tale”.
 







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