Anno II - n°12 - 08.06.2004 Pagine Nazionali

   


Transessuali: aumentano i disturbi di identità di genere


Aldo Franco De Rose, Urologo e Andrologo, Ospedale San Martino Genova - aldofdr@libero.it  - da Salute, Repubblica
Aumenta il numero di persone che , fisicamente uomini, si sentono donna e di quelli che, fisicamente donna, si sentono invece uomini. Insomma sono in aumento le persone che soffrono di disturbi di identità di genere (DIG), cioè i transessuali e aumentano contestualmente anche le richieste di riattribuzione del sesso. A lanciare l’allarme è stato il presidente dell’ONIG, l’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere, dottoressa Adriana Godano, androloga ed endocrinologa torinese. “Le cause dell’aumento, specialmente in questi ultimi decenni, dice la dott.ssa Godano, sono da ricercare essenzialmente nella diminuzione della stereotipizzazione della figura del maschio e delle femmina, con enorme confusione dei ruoli”. “D’altra parte però, quando queste situazioni si slatentizzano, continua la dottoressa Godano, rispetto al passato, si esce di più allo scoperto in quanto rassicurati dalla legge, da specialisti competenti e da centri di riferimento affidabili”. Considerare quindi il transessualismo un disturbo psichiatrico, come erroneamente è stato fatto in passato, è assolutamente vietato. Oggi, oltre a cause psicologiche,ambientali e familiari, alcuni sostengono addirittura cause biologiche: studi sul cervello umano, hanno dimostrato strutture differenti tra quello maschile e femminile. I ricercatori, analizzando cervelli di transessuali, hanno scoperto che questi presentavano strutture cerebrali più simili a quelle del genere psicologico rispetto a quelle del sesso fisico.
Attualmente si ritiene che a soffrire di Disturbi di Identità di Genere negli adulti sia 1 uomo su 40.000 e 1 donna su 150.000 ma non tutti arrivano all’intervento. In Italia , dall’approvazione della legge (1982) che consente gli interventi per la riattribuzione del sesso, il numero di soggetti operati, anche se di poco, è stato comunque sempre in crescita. Attualmente si calcola che, ogni anno, solo in strutture pubbliche, vengano effettuati circa 80 interventi , con una netta prevalenza per l’intervento da uomo a donna, rispetto a donna/uomo; tale rapporto è di 11/2, come testimoniano i dati dei 130 soggetti operati a Trieste, e di 20/1 degli 84 operati a Napoli.
L’età di percezione del disturbo di identità avviene soprattutto in epoca adolescenziale. Chi decide di iniziare il percorso per la riattribuzione del sesso, in base alle linee Guida dell’ONIG , per 6 mesi (facoltativi in altri paesi) dovrà rimanere in osservazione, sottoponendosi a colloqui psicologici ed indagini ormonali. A questi seguirà un anno di “test di vita reale” durante il quale vengono somministrati gli ormoni (estrogeni e antiandrogeni per i transessuali uomo/donna e androgeni per i donna/uomo). In questi casi però , anche se si inizia il percorso terapeutico sancito dalla legge, il SSN non dispensa i suddetti farmaci che bisogna invece acquistarli di tasca propria. Dopo tale periodo, in assenza di turbe psichiatriche o di grave malattie, vengono rilasciate le relazioni medico e psicologiche da presentare al tribunale di residenza, che in alcuni casi, può anche evitare la richiesta perizia del consulente di parte. Successivamente alla prima sentenza, che permette l’intervento di riassegnazione chirurgica dei caratteri sessuali (RCS), ne seguirà un’altra per l’adeguamento dei dati anagrafici e che, in Italia, si ottiene solo dopo l’intervento. Al contrario, in alcuni paesi europei, tale sentenza può avvenire anche prima dell’atto chirurgico, consentendo una vita socialmente più vicina ai desideri del transessuale.







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