Anno II - n°12 - 08.06.2004 Pagine Nazionali

   


Scienza e coscienza nel campo della salute mentale


Patrizia Viglianco - ccdu.milano@tiscali.it 

Il Sottosegretario alla salute Antonio Guidi, in risposta ad una recente interpellanza parlamentare sui rischi di abuso di un’anfetamina a base di metilfenidato nel trattamento dei bambini iperattivi e con disturbi dell’attenzione, ha affermato: “Non è l’esistenza di un farmaco di per se pericolosa, ma l’uso che se ne fa. In questo caso le regole non le impone il mercato ma la scienza e coscienza dei medici”. Ma alla luce del recente scandalo che coinvolge una importante casa farmaceutica e la condotta di molti medici che avrebbero operato in favore di interessi economici anteponendoli al codice deontologico e alla salvaguardia della salute, diritti e dignità delle persone, e pur non volendo generalizzare, è facile avere dei grossi sospetti sulla coscienza di alcuni “medici” e informatori scientifici.
E’ lecito pensare ad una precisa strategia di marketing quando sui quotidiani continuano ad apparire articoli scientifici e non della scoperta di nuove malattie mentali che giustificano allarmanti statistiche sull’aumento del disagio mentale che coprirebbe tutte le fasce di età e tutti i settori della società. Per non parlare dello sforzo enorme per organizzare convegni, seminari e corsi, rigorosamente finanziati da qualche casa farmaceutica, per “informare”, e “istruire”, non solo gli addetti ai lavori ma chiunque dai famigliari ai bambini delle scuole, su quanto sia vera l’idea della malattia mentale, come imparare a convivere con questa, e la soluzione proposta sono sempre nuovi farmaci ideati apposta per queste nuove diagnosi, farmaci simili alle droghe visto che interagiscono con l’umore della persona, alterano i meccanismi vitali e creano forti effetti collaterali con impossibilità di smetterli data la dipendenza che creano.
Come volontaria operante nell’ambito della salute mentale e quindi con una certa esperienza, mi piacerebbe venissero sentite a proposito, le migliaia di persone che stanno assumendo da anni questi farmaci ed avere la loro opinione diretta, questo sarebbe un sondaggio utile. Eppure non leggiamo mai di statistiche sui miglioramenti e guarigioni dovute a terapie psichiatriche, ma leggiamo del continuo aumento di persone che sarebbero affette da malattie mentali. Inoltre non vengono pubblicizzati i numerosi progetti realizzati per aiutare persone con problemi, che hanno ottenuto risultati molto migliori senza fare ricorso a massicce dosi di farmaci, dove le persone vengono trattate con compassione e rispetto della loro dignità e hanno potuto ritrovare se stesse e la speranza. Forse è perché questo non aiuterebbe la “strategia di Marketing”?
Il Dr. David Choen, uno dei massimi esperti in materia di psicofarmaci, intervistato a margine del convegno “Farmaci e salute mentale” tenutosi a Roma, a cui è intervenuto, ha dichiarato: “Essenzialmente c’è una sopravvalutazione dei loro benefici. Sostanzialmente gli psicofarmaci o sedano o stimolano. In più può esserci l’alterazione della percezione. Di sicuro ad esempio è stato provato che l’uso prolungato di neurolettici e antipsicotici (l’effetto di questi farmaci è quello di attutire le reazioni emotive di una persona) riduce le capacità sociali. E se parliamo di terapia sedativa essa non ha alcuna logica terapeutica se non quella del controllo dei sintomi. A sua volta il controllo farmacologico del comportamento o dell’agitazione ha un suo prezzo. Non ci può essere una droga che renda calma una persona rapidamente e che non abbia un certo grado di tossicità. In altre parole, bisognerebbe avere ben presente l’azione di questi farmaci sul funzionamento dell’organismo, chi li assume paga il prezzo di avere le sue funzioni vitali, come giudizio e psicomotricità, profondamente compromesse”. Alla domanda: “Serve più la psichiatria alle case farmaceutiche o le case farmaceutiche servono alla psichiatria?”, ha risposto: “Servono al sistema. E dunque sono le case farmaceutiche che influenzano la psichiatria. Ed è un fatto legittimato dalla realtà”.
Nel febbraio del 2004, l’FDA, la Food and Drug Administration, l’ente statunitense che si occupa dell’esame dei farmaci, ha ammesso il possibile legame tra l’abuso di psicofarmaci per bambini, in particolare della “famiglia” degli antidepressivi e l’aumento dei tentativi di suicidio e delle azioni di autolesionismo da parte di questi. Analogo provvedimento è stato adottato dall’Agenzia Sanitaria Britannica.
In questi giorni, il procuratore generale di New York, Elio Spitzer, ha intentato una causa contro una importante casa farmaceutica con l’accusa di aver omesso le informazioni sugli effetti negativi di un farmaco antidepressivo formulato per bambini e adolescenti, che nel 2002 è stato uno dei campioni di incassi dell’azienda totalizzando vendite per 3,8 miliardi di dollari. Secondo il procuratore la casa farmaceutica ha condotto cinque studi sugli effetti di questo antidepressivo pubblicandone solo uno che riportava risultati sostanzialmente buoni, mentre erano stati soppressi i risultati negativi emersi dagli altri studi che potevano suggerire un possibile aumento del rischio di atti suicidi.
E per finire, e se vogliamo, confondere maggiormente le idee, è di qualche giorno fa la pubblicazione di uno studio promosso dall’Oms che definisce gli italiani i meno depressi e ansiosi d’Europa ma è di 10 giorni fa un’altra ricerca sempre basata su studi dell’Organizzazione mondiale della Sanità, la quale afferma che i nostri ragazzi sarebbero i più infelici del mondo.
Tutto ciò non solo crea grande confusione, ma soprattutto rende perlomeno dubbia la serietà di coloro che si stanno attualmente occupando di salute mentale e nelle mani dei quali dovremmo affidare chi soffre.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo, Comitato con il quale io collaboro, è sempre stato attento a queste problematiche, e si sta adoperando affinchè in questo campo si utilizzi più obbiettività, e si augura che si permetta di dare voce anche a chi non è sostenuto da forti enti economici ma è in grado di dare risultati e soprattutto si verifichi a fondo come stanno reagendo e che miglioramenti stanno avendo tutti coloro sotto trattamenti psichiatrici. Probabilmente in questo caso si potrebbe scoprire un modo migliore per utilizzare i fondi pubblici e permettere davvero di aiutare le persone.

 

Chi volesse contattare il Comitato per informazioni o dare la propria testimonianza, può farlo ai seguenti indirizzi: 

tel-fax: 1782215379 

e-mail: ccdu.milano@tiscali.it  

Casella Postale 10663  -  20100 Milano








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