Come nasce per lei la passione della musicoterapia?
Ho iniziato a lavorare come infermiera, ho sempre ricercato una professione che mi portasse ad aiutare il prossimo, e che mi consentisse di entrare in contatto con le persone e tramite esse conoscere me stessa e imparare giorno per giorno cose nuove inaspettate.Ho intrapreso il corso professionale per diventare musicoterapeuta e iniziare questo progetto all'interno dell'ospedale.
Da quattro anni procede questo percorso nell'ambulatorio e come integrazione sto svolgendo contemporaneamente degli stage come musicoterapeuta per dei gruppi di persone dai 18 anni fino ai 70 circa.
Ho imparato che la musica può fare del bene perché può fare anche male.
Quale tipo di approccio pratica: singolo o di gruppo?
Qui all'interno dell'ambulatorio svolgo musicoterapia di tipo recettivo. Il paziente è parte attiva della terapia.Il musicoterapeuta è il facilitatore del processo di crescita.La musica viene somministrata e si fa improvvisazione clinica ( i pazienti si muovono liberamente nello spazio immaginazione essi tirano fuori le emozioni )attimo dopo attimo sulla base dell'osservazione attenta e continua di ogni singolo paziente che, a sua volta, vive l'esperienza ad un tale livello emozionale da essere in grado di trasferirla nella dimensione quotidiana. I principi base che io uso sono:
test iniziale per impostare la terapia nel quale vengono somministrati dei brani di Verdopails psichiatra francese (in genere)
verifica dello stato d'animo e delle emozioni suscitate dal suono
tratto psicosonoro : cioè la musica che ascoltava la famiglia ad esempio e fondamentale è la data di nascita che traccia il genere musicale.
La terapia singola consiste quindi:nella somministrazione di brani appositi ( a seconda del paziente ci sono persone che reagiscono differentemente rispetto alle altre verificati dal test iniziale),brani senza parole o con parole senza senso per non interferire coi pensieri,viene anche stimolato il canale olfattivo.
Il metodo che io uso è l'osservazione della comunicazione non verbale quindi: la modalità del paziente di respirare, il linguaggio del corpo e la pioggia di segnali analogici che mi trasmette la persona. Direi un ascolto empatico.Visione dell'uomo secondo la concezione della psicologia umanistico - esistenziale.
Se parliamo di gruppo di pazienti il lavoro è ovviamente più complesso ma molto gratificante. Ho avuto bellissime esperienze da entrambi i metodi. Con il gruppo si lavora molto con il canale motorio - tattile infatti i gruppi vengono consigliati alle persone con difficoltà psico-affettive e di integrazione con gli altri.Io consiglio una terapia singola e dopo una di gruppo per completare il lavoro in maniera ottimale, anzi molto spesso mi è capitato di avere pazienti singoli che hanno richiesto volontariamente di inserirsi nel gruppo terminata la terapia con me.
Quali sono i risultati ottenuti con questa terapia ?
Sono molti e abbracciano molti aspetti se comprendiamo tutte le correnti della musicoterapia. Ad esempio la musicoterapia riabilitativa aiuta persone portatrici di handicap sia nel movimento ma soprattutto a livello psicologico nell'accettarsi e nell'essere accettato.Mentre la terapia preventiva favorisce anche essa l'integrazione e accelera le dinamiche comportamentali e tramite un suono che, definirei psicologico porta la persona a contatto col proprio inconscio in un processo che aiuta e stimola la elaborazione di momenti della propria vita passata e presente. Risultati ottimi li ho riscontrati in particolare con pazienti in età giovane ( 26 anni circa) con attacchi di panico che in seguito della terapia singola sono diminuiti notevolmente e spesso se accompagnata a questo cammino è presente una psicoanalisi vengono a scomparire.
I pazienti che seguono le sue sedute…
Ho pazienti che soffrono di ansia, stress problemi come anoressia, bulimia oppure persone con problemi di depressioni bipolari ma anche persone che di fondo hanno problemi psicoaffettivi.
Ha mai praticato la stimolazione sonoro - musicale in pazienti in stato di coma o post- traumatico?
Personalmente non ho mai svolto musicoterapia per persone in coma ma questo fa parte dei tanti rami di questo campo ed è molto utile però ho avuto un esperienza con un ragazzo uscito dal coma con MBT ( memoria breve termine ) ed è stato un cammino molto complesso e delicato ma ha portato parecchi risultati. Ha aiutato il paziente tramite le emozioni a elaborare ricordi che non ricordava.
Possiamo definire questa terapia una “esperienza di sonorità interiore”?
Direi che è proprio la definizione adatta perché con il suono e la melodia possiamo arrivare a conoscerci meglio e in un certo modo a curaci proprio come si fa in qualche modo con la psicoanalisi. Ora io infatti mi sto laureando in psicologia per avere più conoscenza e arricchire la terapia. Ogni popolo dalla storia a oggi in ogni tempo ha usato manifestazioni musicali che confermano il potere del suono, e quindi della musica, sull'essere umano. Tutti hanno riconosciuto e riconoscono nella musica il potere magico direi di influire sulle emozioni. Questi sono principi che vanno ricercati agli albori della nostra storia. Purtroppo ancora oggi non viene riconosciuta questa specializzazione come titolo di studio ma nonostante tutto sono in molti anche in Italia a non rassegnarsi .Credo anche molto nell'importanza della pet- terapy con la quale si può fare tanto. Seguo soprattutto la corrente di Carl Rogers e sono convinta che sia la strada migliore per aiutare le persone ma senza interferire perché ognuno possiede i suoi strumenti e grazie a questa terapia impara a usarli al meglio facendo un percorso in se stesso.