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Anno II - n°12 - 08.06.2004 Pagine Nazionali
Io sono o Io ho? : Poniamoci la domanda Cristina Maggiorelli - Psicoterapeuta - Società Italiana di Psicosocioanalisi
cristinamaggiorelli@virgilio.it
I verbi nei quali meglio si concentra l’esistenza umana sono “ESSERE” e “AVERE”.
Molti sono gli studiosi che dall’antica Grecia a oggi si sono appassionati a queste due categorie.
Anche gli esseri comuni discutono, si interrogano, litigano sulla priorità di un verbo sull’altro.
E allora entriamo in questi due “INFINITI” e facciamoli parlare…IO SONO Chi sono? Questa domanda produce quasi sempre sofferenza. Pensate agli adolescenti e ai poeti, agli innamorati delusi e a chi conta nella vita i fallimenti. Solo in uno stato di quiete o,paradossalmente, di declino consapevole si può dare una risposta positiva e stimolante al quesito. Io ho raccolto qua e là queste risposte: SONO LA MIA STORIA Trovo un po’ ridicolo iniziare una relazione di qualsiasi tipo con questa affermazione “Lasciamo perdere ciò che è stato PRIMA. Conta l’OGGI, contiamo NOI!”. Tutto ciò che prende forma e sembra uno “stato nascente” ha certamente i requisiti del cambiamento, ma non può prescindere dal passato. Lo testimoniano rapporti che sembrano aver fatto “tabula rasa” del vecchio guardaroba psichico e poi si ritrovano in crisi per incomprensioni, incompatibilità, estraneità. Vecchie ferite non risolte, conti in sospeso, emozioni sepolte malamente si ripresentano prima o poi nel tessuto affettivo del presente e lo smagliano, lo sfilacciano, a volte lo strappano. Mettere delle toppe che resistano alle usure, si può fare soltanto riprendendo i fili del passato, ricomponendoli e riconoscendoli. Il mio non è un invito al “passatismo” e a quelle deleterie nostalgie che rappresentano una fuga dal presente, uno stagno di false memorie. Conoscere il passato ed esserne consapevoli significa anche MODIFICARLO. Questa conoscenza è dinamica, non statica. Statici invece sono coloro che la rinnegano perché si ritrovano dentro il fosso della “COAZIONE A RIPETERE”, come diceva Freud. In parole più semplici ciò significa che, inconsapevolmente ,questi anti-storici recitano perennemente un copione scritto chissà quanto tempo indietro e probabilmente neppure da loro! SONO IL MIO QUOZIENTE DI AMORE St-Exupery scrive “L’amore non si consuma mai. Più dai,più ti rimane”. Intuisco lo scetticismo che questa frase provoca. Quante vittime ha fatto l’amore! Eppure l’essere umano continua a cercarlo. Instancabilmente. Lo cerca nei modi più strani che vanno dallo scempio all’estremo sacrificio. Forse ciò significa che alla luce del sole il gruzzolo rassicura, ma quando si fa notte prude come un dubbio “ Ma che me ne faccio, se sono così solo/a?”. E’ al buio, infatti, che l’”essere” bussa alle nostre porte e ci confonde. Il buio, per fortuna genera insicurezze e paure. Basterebbe accendere una luce dentro di noi, per renderci conto che siamo impastati di legami affettivi e che senza carezze, come da bambini, non ci addormentiamo. Poi la notte passa, come un incubo e per molti di noi ritorna la quotidiana, produttiva aridità. Per fortuna rimangono gli adolescenti, i poeti, tutti gli esseri dal “forte sentire”. Loro sanno che “l’amore non si consuma mai. Più dai, più ti rimane…” E li riconosci subito : hanno occhi sempre lucidi e vivi, hanno gambe per rialzarsi, hanno mani che stringono forte. Sono ESSERI, non proprietà. SONO IL MIO INDICE DI DOLORE In tempi di massacranti dolori, quali sono quelli della guerra e della cronaca nera quotidiana, affermare che il dolore serve, sembra irriverente. Ma di altro dolore io voglio parlare e mi servirò delle “irriverenti”, anche se sacrosante, parole di un grande scrittore, F. Dostoevskij: “Per un dolore vero,autentico, anche gli imbecilli sono diventati qualche volta intelligenti…Questo sa fare il DOLORE “( I Demoni) Forza propulsiva della sofferenza, la chiamo io. E’ un ritmo, una cadenza della vita che investe anche piante e animali e tutto il creato, per ricordare G. Leopardi nel “Canto notturno di un pastore errante per l'Asia” Nessuna ovazione al dolore- la mia-, ma constatazione del suo essere e della sua necessità. Di questa necessità si fanno usi diversi. Un motore ”truccato”, ad esempio, fa delle proprie esperienze negative un risarcimento a vita. Provoca, semplicemente, altri dolori. E’ una primitiva, ma diffusissima, forma di consolazione. Un motore sano e entusiasta della propria crescita senza trucchi, entra in empatia con chi soffre e offre quel sostegno che non ha mai avuto, né reclamato. Provoca, senza accorgersene, delle salvezze. E’ una buona forma di identificazione. SONO LA MIA CREATIVITA’ Non intendo parlare di chi crea, attraverso l’arte o la scienza. Anche gli esseri comuni possono ogni giorno “creare” e RICREARSI. Crea chi deve plasmare qualcosa che nell’immediato non ha forma o è “sgraziato”. Lo è una torta quando entra nel forno e non sai quanto lievito le hai soffiato sopra. Lo è un campo pieno di erbacce che sradichi, vanghi, semini e non sai quanto alito di vita gli hai messo dentro. Lo è un foglio bianco e non sai se lo riempirai, una tela, e non sai se la colorerai. Ma anche un figlio, un amico, un amore, un gatto, un cane… Si può creare solo davanti a un limite, di qualsiasi natura. La CREAZIONE è semplice. Nasce da una domanda “ Ce la farò ?” e si concretizza nello sforzo di farcela. Quasi sempre RIESCE. IO HO Che cosa ho? La domanda produce più entusiastiche risposte, rispetto alla precedente, perché l’AVERE si può contare e le addizioni sono più rassicuranti delle…divisioni e distinzioni. Un esempio di divisione? “ Io SONO e HO quanto mi serve per vivere con dignità. E tengo SEPARATI i due ambiti. Le regole dell’AVERE sono brevi e sintetiche, come i libri del contabile. Quindi l’ “elenco “ è la forma espositiva più pertinente e economa per parlare di proprietà e beni. IO HO SOLDI E SUCCESSO Garantisce un ottimo inserimento nell’attuale società nella quale l’APPARIRE sembra determinare la selezione della specie. Lasciamo tuttavia una domanda aperta “Sopravviveranno gli AVENTI o gli ESSERI?” IO HO POTERE E CONTROLLO SUGLI AFFETTI Entro nei cellulari, nelle password, nelle agende. Ma un eccessivo controllo nei rapporti affettivi è nel segno del possesso o dell’amore che per natura è LIBERO e quindi fedele per scelta? Personalmente considero “in passivo” qualsiasi amore che non accetti il rischio. IO HO L’AMORE VIA CHAT E’ certamente poco faticoso. Hai il tuo P.C., l’anonimato, le ciabatte, l’ora che vuoi. Devi stare solo attento ai virus informatici. Meno pericolosi di una influenza. Ma non è un po’ troppo pigro questo amore e non lo soffoca lo scollamento dalla realtà e l’assenza di coraggio che si misura solo nella quotidianità ? Coraggio di esserci. IO HO PESI E MISURE… …per valutare ciò che mi conviene e ciò che mi danneggia. Sembra perfetto. Ma se, uscendo di casa, ti cade in testa una tegola cosa segni nella tua agenda ? INCIDENTE DI PERCORSO ?
Ho chiesto di porci una domanda: IO SONO o IO HO ? Tutti coloro che hanno delle risposte o semplicemente delle cose da dire a questo riguardo possono scrivermi all’indirizzo e-mail o alla redazione del giornale.
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