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Anno II - n°12 - 08.06.2004 Pagine Nazionali
Inquinamento sotto accusa anche per il Parkinson D.D. -
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L’esposizione ad alcuni microrganismi, prevalentemente batteri e funghi - soprattutto Streptomiceti - spesso presenti nei terreni agricoli, ma anche ad alcune piante e certi prodotti chimici usati nei pesticidi, sembra essere all’origine d’una disfunzione genetica che inibisce il sistema regolatorio delle proteine, chiamato proteosoma. Di qui alla malattia il passo è breve: la conseguenza infatti è un anomalo accumulo di proteine degradate che finisce con l’instaurare quel processo di degenerazione neuronale che è appunto all’origine del Parkinson. Questa nuova ipotesi scientifica che apre un nuovo capitolo per le conoscenze della patogenesi di quella che, dopo l’Alzheimer, è considerata la patologia degenerativa più frequente, con una prevalenza di 100-50 casi ogni 100 mila abitanti (+2-3% dopo i 65 anni), è uscita dall’“8° Congresso internazionale sulla Malattia di Parkinson e sui Disordini del movimento”, che si è tenuto a metà giugno a Roma. Relatore del lavoro, pubblicato su “Annals of Neurology”, un giovane ricercatore di colore, John Mc Naught, della “Mount Sinai School of Medicine”, di New York. Lo scienziato ha sperimentato sui ratti un pesticida molto usato in agricoltura, il Paraquat, che ha appunto un effetto inibitorio sul proteosoma, riscontrando un veloce sviluppo delle alterazioni neuronali tipiche del Parkinson. L’esperimento ha spinto il direttore dell’istituto newyorkese, Warren Olanow, a richiamare l’attenzione dei neurologi sui tanti studi epidemiologici che hanno già messo in relazione le tossine ambientali e la Malattia di Parkinson in individui colpiti da forme sporadiche della malattia, cioè quelle non geneticamente determinate. “L’importanza della scoperta è duplice”, spiega il professor Alfredo Berardelli, ordinario al Dipartimento di Scienze Neurologiche dell’università La Sapienza, di Roma, e membro del comitato scientifico del convegno. “Innanzitutto è la dimostrazione che le interazioni gene-ambiente svolgono un importante ruolo nella causa della malattia. Inoltre evidenzia eventi fisiopatologici simili tra le forme di Parkinson sporadiche, che sono le più diffuse, e quelle genetiche” Ci sono anche nuove prospettive per le cure. Secondo studi italiani e canadesi la stimolazione transcranica, tecnica non invasiva che sta affiancandosi al già noto “pace maker per il Parkinson”, produce rilascio di dopamina, la sostanza che viene a mancare nella malattia, facendo migliorare i sintomi e proponendosi quindi come valido supporto terapeutico. La tecnica si sta dimostrando valida anche nelle discinesie da levodopa, che sono delle complicanze dovute al farmaco che subentrano quando viene somministrato a lungo termine, nella malattia. Un’altra interessante prospettiva terapeutica viene dall’uso di fattori di crescita neuronali. Ricercatori delle Università di Bristol e di Londra, con l'infusione intracerebrale del fattore di crescita GDNF in 5 pazienti con Parkinson avanzato, sono riusciti ad ottenere un tale miglioramento della sintomatologia, da far pensare ad un effetto rigenerativo dei neuroni danneggiati. I risultati positivi, riscontrati con un follow-up di 2 anni, hanno indotto a programmare uno studio multicentrico internazionale a cui parteciperanno anche centri italiani. Da segnalare ancora, sempre sul fronte delle cure della malattia, la prossima registrazione, in Italia, di un’unica compressa con un cocktail di componenti (levodopa e due inibitori enzimatici) che consentirà di diminuire il numero di compresse che il parkinsoniano deve assumere durante la giornata. Per i casi più gravi, si sta pure studiando la possibilità di praticare delle infusioni intraduodenali, tramite gastrostomia, di una nuova formulazione di levodopa che si sta dimostrando efficace per il controllo dei sintomi. Infine la speranza di disporre, un giorno, di un vaccino: un gruppo di ricercatori di New York somministrando un vaccino a base di linfociti T in ratti in cui era stato indotto il Parkinson, è riuscito a ridurre la produzione di molecole infiammatorie e ad innescare un processo riparativo tramite produzione di fattori di crescita. Queste pagine sfruttano standard
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