Anno II - n°12 - 08.06.2004 Pagine Nazionali

   


Al via la costruzione dell’Hospice per malati terminali alla Cascina Brandezzata


La lotta al dolore è una sfida che molti operatori sanitari stanno combattendo nel nostro Paese, ottenendo ancora modesti risultati.
In questo ambito rientra anche la costruzione di nuovi Hospice, strutture che accolgano malati terminali offrendo loro assistenza e aiutando le famiglie in un momento particolarmente delicato. Ad oggi gli Hospice nel nostro Paese possono accogliere poco meno di 2.000 persone prevalentemente malate di tumore.
Secondo il Ministero della Salute solo 20 strutture per il ricovero di malati terminali hanno aperto i battenti in diverse regioni, contro le 200 previste e già finanziate dai fondi ministeriali stanziati dal 1998 in poi.
Il principale ostacolo alla realizzazione di queste importanti strutture non è solo quello economico, bensì quello burocratico. Secondo la Società Italiana di Cure Palliative solo poche regioni hanno sinora approvato i requisiti tecnologici, organizzativi e strutturali per l’accreditamento di soggetti che erogano cure palliative in Hospice e a domicilio, si sta così diffondendo una specie di “fai da te regionale” che lascia prevedere che, anche in quest’ambito, si assista agli spostamenti di malati terminali da una regione all’altra alla ricerca di una struttura d’accoglienza.
In Lombardia, seppur nell’esiguità dell’offerta, le cose vanno meglio che nel resto d’Italia, infatti, secondo una stima realizzata dal Sole 24Ore Sanità, in questa regione vi è la maggior disponibilità di posti letto - pari a 245 - per malati terminali. In Inghilterra, dove gli Hospice furono ideati negli anni Sessanta da un’infermiera, Cecily Sauders, sono attivi circa 400 Hospice.
L’avvio dei lavori in quello che il Professor Bruno Andreoni, Direttore della Divisione Chirurgia Generale dell’Istituto Europeo di Oncologia e promotore e sostenitore dell’iniziativa, ha definito uno “spazio dimenticato”, rappresenta un segnale importante per l’attenzione che le Istituzioni Pubbliche, Comune e Regione vogliono ancora prestare all’assistenza ai malati terminali.
Il “luogo dimenticato” è la Cascina Brandezzata che sta cadendo in rovina ai margini di via Ripamonti in un’area definita del fontanile del Vigentino che anni fa apparteneva ai Comuni di Quintosole e Macconago e oggi fa parte del Comune di Milano. I primi documenti sulla Cascina risalgono al marzo 1397 e attestano che qui era ospitata una locanda che ha dato il nome all’insediamento “La Taberna de la Brandezzata”. La Cascina rimane nel tempo il centro di un grande podere agricolo; nel 1843 viene acquistata dall’Ospedale Maggiore che ne è l’attuale proprietario. Ancora oggi quello che resta dell’antica dimora è utilizzato come deposito dall’azienda agricola che lavora i campi non ancora edificati.
La fondazione Lu.V.I. Onlus istituita nel giugno del 1999 da un gruppo di esperti nel settore delle cure palliative nella fase terminale della vita, della quale fa parte il Professor Andreoni, ha elaborato il progetto per la costruzione dell’Hospice nella Cascina che è stato presentato dall’IRCCS Ospedale Maggiore alla Direzione Sanità della Regione Lombardia. Il progetto è stato poi approvato dalle Autorità Regionali e finanziato dal Ministero della Salute.
I lavori, che inizieranno nel prossimo giugno e si concluderanno entro la fine del 2005, prevedono il riadattamento di una parte della Cascina dove sarà organizzato un Hospice per 12 pazienti terminali non assistibili al proprio domicilio, un’area dedicata alla formazione degli operatori sociosanitari per tutte le attività previste nelle rete assistenziale delle Cure palliative (Master “Cure palliative al termine della vita”), un centro di ricerca nell’area delle cure palliative per le malattie avanzate non guaribili. Infine, l’Hospice sarà il centro di informazione e educazione dei cittadini sui problemi della terminalità. 





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