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Anno II - n°12 - 08.06.2004 Pagine Nazionali
Anziani: il diabete raddoppia il rischio di disturbi fisici e cognitivi clicMedicina - redazione@clicmedicina.it
Nella popolazione anziana italiana il diabete è associato ad un rischio di disabilità fisica e di disturbi cognitivi di 2-3 volte maggiore rispetto ai non diabetici. Ad affermarlo è lo Studio Longitudinale sull’Invecchiamento (ILSA) coordinato dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e presentato oggi al XX Congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia, in corso all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Lo studio - condotto su un campione rappresentativo della popolazione anziana italiana - ha valutato le condizioni fisiche, psichiche e sociali di una coorte di 5.632 persone tra i 65 e gli 84 anni, rivalutata dopo quattro anni con un esame clinico completo e un questionario sui fattori di rischio di malattia. Il diabete e le sue complicanze (malattia coronarica, claudicatio, ictus, nefropatia e retinopatia) sono stati valutati con visita clinica, esami bioumorali e test diagnostici. La funzionalità fisica è stata valutata con la scala ADL e con l’esecuzione di test di performance, quali alzarsi dalla sedia, camminare, salire un gradino, stare in equilibrio su una gamba sola. La funzionalità cognitiva è invece stata valutata con il Mini Mental State Examination e altri test. Tra i soggetti con diabete, il 30% degli uomini e il 49% delle donne presentava qualche livello di disabilità, contro il 27% e 33% rispettivamente nei soggetti senza diabete. Nei test di performance fisica, il 39% degli uomini e il 76% delle donne diabetici rivelava qualche livello di disabilità in almeno un test, contro rispettivamente il 34% e il 62% dei non diabetici. In entrambi i sessi l’obesità e la coronaropatia si sono dimostrati fattori di rischio molto importanti per la disabilità e, insieme al diabete, spiegano il 18% dell’eccesso di rischio nelle donne e il 13% nei maschi. In particolare, il sovrappeso spiega il maggior eccesso di rischio di disabilità fisica rispetto a qualsiasi altro fattore (16% nelle donne e 8% nei maschi). Il semplice controllo del peso potrebbe quindi da solo contribuire a diminuire significativamente i livelli di disabilità associati al diabete. Se in letteratura viene riportato che più del 50% dei pazienti anziani diabetici riferisce difficoltà funzionali fisiche, i dati sul disturbo cognitivo sono tuttora contrastanti. Alcuni studi affermano che i meccanismi alla base del declino cognitivo sono dovuti all’iperglicemia e alla produzione di prodotti terminali di glicosilazione avanzata, che comportano danno vascolare e della funzione endoteliale. L’iperglicemia, inoltre, può influenzare il flusso cerebrale, la funzione dei neurotrasmettitori e l’apporto nutritivo al cervello, inducendo una “neuropatia centrale”. “Quel che è certo", spiega la dottoressa Stefania Maggi, ricercatrice del CNR, "E' che i tassi di prevalenza del diabete, delle sue complicanze e della disabilità fisica e cognitiva associata sono elevati nella popolazione anziana italiana e rappresentano un problema socio-sanitario che merita un’attenta considerazione. Individuare e trattare alterazioni funzionali fisiche e cognitive negli anziani diabetici può ridurre il rischio di disabilità e prevenire la perdita di autosufficienza, permettendo anche un risparmio in termini di spesa sanitaria pubblica”.
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