Anno II - n°12 - 08.06.2004 Pagine Nazionali

   


Ieri, Oggi, Domani

Storia, stato della ricerca, prospettive delle cellule staminali in cardiologia.


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 
IERI:
Per il 15% dei pazienti per i quali non esiste, ad oggi, una prospettiva terapeutica valida, si è reso necessario ricercare terapie alternative ai trattamenti standard. Tali terapie saranno utilizzate per curare patologie scarsamente aggredibili, pazienti che non rispondono adeguatamente alle terapie tradizionali e per curare danni considerati oggi irreversibili.
Negli ultimi anni sono state formulate due ipotesi terapeutiche: la neoangiogensi e la terapia cellulare.
Gli studi iniziali sulla neoangiogenesi hanno suscitato sin da subito un enorme interesse, presto scemato quando le evidenze sperimentali e cliniche ne hanno messo in luce gli effetti collaterali potenziali, tra cui il rischio di sviluppare tumori.
Messo da parte questo filone di ricerca maggiori aspettative sono state riposte nella ‘terapia cellulare’, ossia nell’impianto di diversi tipi di cellule (cellule muscolari scheletriche, staminali, alternative) nel miocardio allo scopo di ottenerne un recupero funzionale.
Ecco in breve la storia dell’utilizzo di cellule staminali in cardiologia:
  • 1998 – Race Kao, ricercatore dell’Università di Pittsburg presenta per la prima volta uno studio sull’utilizzo di cellule muscolari periferiche (prelevate dai muscoli scheletrici). Trapiantate nell’area cardiaca danneggiata dall’infarto, le cellule dovevano recuperare la funzione e la contrattilità. La comunità scientifica mostra un certo scetticismo iniziale all’idea di poter utilizzare cellule dello stesso paziente cresciute, moltiplicate in laboratorio e poi reimpiantate in una zona scelta del cuore. Ma grazie anche ai risultati ottenuti dal trapianto cellulare in altri settori della medicina (trapianto di midollo, trapianto di cellule a livello del pancreas ecc.) aumenta interesse e speranza in tale settore della ricerca.
  • 1998 – James Thomas all’Università del Wisconsin riesce a coltivare cinque linee cellulari prelevando cellule staminali da embrioni, il che fa sorgere prospettive esaltanti. Questo perché la cellula staminale ha nel suo DNA i programmi genetici di qualsiasi tipo di tessuto: se impiantata essa ha la potenzialità di seguirne l’esempio, differenziandosi in quel tipo di tessuto.
  • 1999 – Dai primi studi sperimentali si passa alle valutazioni cliniche. Philippe Menasché presso l’Ospedale Bichat di Parigi annuncia l’impianto di cellule muscolari scheletriche.
  • 2001 – Donald Orlic pubblica su Nature i dettagli sperimentali di una ricerca sui topi eseguita all’NIH di Bethesda, da cui è emerso che se in un’area colpita da infarto si trapiantano cellule staminali ben selezionate dal midollo osseo, queste sono in grado di ripristinare in breve tempo il 70% del miocardio leso.
  • 2003 - Alcuni ricercatori guidati da Robert Kormos della scuola di Medicina dell’Università di Pittsburg, per dimostrare la reale efficacia delle cellule staminali, le hanno iniettate nelle parti danneggiate del cuore di alcuni pazienti ed hanno constatato che questi erano in grado di pompare più sangue di coloro che erano stati sottoposti al solo by-pass aorto-coronarico.

 

OGGI: 

  • Agosto 2003 – Nella Clinica per Malattie Cradiache dell’Università di Dusseldorf è stato eseguito un esperimento a torace chiuso su un uomo di 46 anni. Cellule staminali sono state prelevate dal midollo osseo e iniettate attraverso un catetere nell’arteria coronaria più vicina all’area del cuore danneggiata. Al controllo dieci settimane dopo è stato evidenziato un netto miglioramento della capacità del cuore di contrarsi.

  • Il professor Piero Anversa del New York Medical College ha dimostrato che il cuore è dotato di cellule staminali PROPRIE e su questo è stata inaugurata una nuova linea di ricerca.

 

DOMANI: 

  • La possibilità di utilizzare delle sostanze che possano favorire l’attecchimento delle cellule a livello cardiaco, i ‘fattori di crescita’ o anche detti ‘fattori angiogenetici’ rappresentano un ulteriore aspetto investigato nella terapia “biologica” cardiaca. § Altro settore riguarda l’uso di valvole artificiali ma rivestite di cellule del paziente stesso. Le attuali valvole biologiche, sono costituite da tessuto animale o prelevate dal cuore di animali, hanno dimostrato alcune lacune e sono soggette ad un deterioramento nel tempo. Rivestire le valvole artificiali con cellule del paziente, riconoscibili dal sistema immunitario dell’ospite, potrebbe condurre ad un significativo miglioramento della qualità e della durata delle valvole stesse. La ‘tissue valve engineering’ ossia il trattamento di valvole tissutali e biologiche (non meccaniche) è un filone molto attivo anche in Italia.






Approfondimenti:

 

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