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Anno II - n°12 - 08.06.2004 Pagine Nazionali
Aumentano le interruzioni di gravidanza tra le minorenni liguri Aldo franco De Rose - afdr@clicmedicina.it
Aumentano le interruzioni di gravidanza (IVG) tra le minorenni liguri: 114 nel 2003 contro le 105 del 1999 , 112 del 200l, e 109 del 2002. In 54 casi è stato il giudice tutelare a dare l’autorizzazione, mentre in altri 60 i genitori stessi. Sono questi i dati più allarmanti forniti dall’Ufficio Statistica della Regione Liguria
( www.regione.liguria.it ) sull’interruzione di gravidanza registrata nel 2003 in tutti gli ospedali liguri. Diminuisce invece anche se di poco il numero di aborti totali: 3873 contro 3972 del 2002. Ma come succede ormai da tempo, anche a livello nazionale, le
età compresa tra 25 e 29 anni e 30 – 34 anni sono quelle più a rischio in quanto si osserva la maggiora incidenza di IVG, rispettivamente con 894 e 893. Secondo sociologi ed esperti del settore, si può ritenere che su tali riduzioni di età, analogamente a quanto succede in tutta la penisola, influisca anche lo spostamento in avanti dell'età media al matrimonio, passata dai 24 anni nel 1980 ai 28 e 30 degli anni più recenti. Questo avanzamento ha comportato almeno due conseguenze: in primo luogo, un ritardo della convivenza (in Italia, infatti, le convivenze coniugali sono ancora rare), con una conseguente riduzione del "rischio" di concepimento; una contrazione del tempo che una coppia è disponibile ad attendere prima di avere il primo figlio
Ma come ogni anno nessun periodo dell’età fertile sembra essere risparmiato dall’aborto: tra i 40-44 sono stati osservati 273 aborti e dopo i 45 anni ben 25 casi.E in questa corsa al primato , contrariamente a quanto possa ipotizzare, un ruolo di primo piano è sostenuto dalle cittadine regionali liguri con 2692, seguite da quelle dell’ America Centrale e Sud con un numero pari a 718; il resto sono extraeuropei e africani. Ma ad ostacolare il fenomeno aborto sembra che non influisca nemmeno il grado di istruzione: infatti risulta che 1752 donne hanno un diploma di scuola media superiore, 1669 inferiore ed 231 la laurea. Solo 241 non possiedono alcun titolo di studio. Infine se rapportiamo l’aborto al mondo lavorativo sembra che il fenomeno sia più frequente tra coloro che hanno una occupazione: 2163 contro 741 casalinghe e disoccupate 665. Ma anche questo dato non sarebbe sorprendente in quanto è intuibile che i luoghi di lavoro favoriscono gli incontri e le nuove conoscenze. Si difendono bene, anche se non troppo le studentesse di scuola media superiore: 290 casi. Dinanzi a questi dati, che sono sì allarmanti ma sicuramente non rispecchiano la realtà in quanto il fenomeno clandestino esiste anche se non è quantificabile, la riflessione non può essere che una sola: è necessaria una maggiore prevenzione ed in questo sembra che concordino abortisti e non. Ma è proprio la prevenzione che fa fatica ad affermarsi sul territorio. E’ vero che l’utilizzo della pillola contraccettiva dal 1982-83, anno in cui si è avuto il boom delle IVG, è passata dal 5,6% al 20-25% di oggi ma questo incremento è sicuramente insufficiente per poter contrastare il fenomeno crescente delle gravidanze indesiderate e quindi delle interruzioni volontarie di gravidanze. Nel 200, secondo i dati IMS HEALTH, in tutta Italia sono state vendute 30.237.831 confezioni di pillole anticoncezionali . Sicuramente troppo poco per contrastare il fenomeno IVG. E’ auspicabile quindi che da parte delle autorità regionali vengano eseguite più campagne di informazione sulla contraccezione e quindi sui metodi contraccettivi. A cominciare dalle scuole dove comunque, a dispetto del gran parlare, ufficialmente non è ancora presente l’educazione sessuale ma si discute volentieri sulle utilità delle teorie darwiniane. Un ringraziamento ad Angelo Magliani per il materiale inviato Approfondimenti: Queste pagine sfruttano standard
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