Anno II - n°11 - 08.04.2004 Pagine Nazionali

  


Età della donna e variazioni del ph vaginale

clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 

Tre sono le età biologiche della vita di ogni donna: l’infanzia , o età prepubere, l’età fertile e la menopausa. Ciascuna fase è caratterizzata da importanti cambiamenti fisici e psicologici, determinati dalle variazioni nella produzione degli ormoni femminili: gli estrogeni.
In particolare, a livello vaginale gli estrogeni sono responsabili delle variazioni dello stato di acidità, importantissimo per il mantenimento della stabilità (integrità) dell’ecosistema vaginale, il delicato equilibrio dell’ambiente intimo, principale autodifesa dalle infezioni esterne. Infatti gli estrogeni stimolano la produzione di glicogeno, uno zucchero che viene trasformato dalla flora batterica vaginale “buona” (i lattobacilli di Doerderlein) in acido lattico, sostanza che mantiene stabile il pH acido nel canale vaginale.
La sigla pH indica la concentrazione dello ione idrogeno (H) in una sostanza o tessuto corporeo: in termini numerici, il pH che va da 0 a 6 è acido, 7 è neutro, mentre valori da 8 a 15 indicano un pH alcalino.

Ma come varia il pH vaginale nelle diverse età di ogni donna?


Primi giorni di vita  

Durante le prime due settimane di vita nella neonata sono presenti gli estrogeni materni. Questo comporta la presenza di glicogeno nelle mucose e quindi la permanenza di un certo numero di lattobacilli. Il tutto si traduce in un pH vaginale acido, con valori soltanto leggermente inferiori a quelli di una donna in età fertile.


L’infanzia  

Il periodo che va dalle prime settimane di vita fino alla pubertà è caratterizzato dalla mancanza di estrogeni e quindi di glicogeno nelle mucose, che si presentano ipotrofiche. Anche i lattobacilli sono assenti: il pH vaginale quindi non è acido, ma neutro. Questo periodo è particolarmente a rischio di vaginiti e infezioni, perché le vie genitali sono prive di un sistema efficace di autodifesa. Non solo: alcuni comportamenti tipici delle bambine inoltre (scarsa igiene intima, errori nella pulizia) aumentano le occasioni di contatto con microbi patogeni.


L’età fertile  

L’azione estrogenica rende le mucose ipertrofiche e ricche di glicogeno, situazione che favorisce la popolazione dei lattobacilli. Questi microrganismi determinano l’acidità del pH vaginale, che si attesta intorno a 4,4. Durante il flusso mestruale in genere l’acidità tende ad abbassarsi lievemente, per il “lavaggio” operato dalle mestruazioni. I giorni immediatamente successivi al ciclo sono per questo leggermente più a rischio di infezioni.


La gravidanza  

Gli estrogeni raggiungono tassi elevatissimi: ne consegue una maggiore ipertrofia della mucosa e un’abbondante presenza di glicogeno e lattobacilli. Il pH vaginale diventa più acido del solito (circa 3,5).


La menopausa  

La secrezione estrogenica diventa irregolare, fino a scomparire quasi del tutto. La mucosa diventa progressivamente atrofica con scarsa o nulla presenza di glicogeno. Anche la flora lattobacillare diminuisce e scompare. Il pH diventa sempre meno acido, fino ad arrivare a livelli neutri (7) o addirittura alcalini. La menopausa è un altro periodo a rischio di infezioni. Non solo: la minore acidità può essere responsabile anche di sintomi soggettivi, come prurito e sensazioni di fastidio.








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