Anno II - n°11 - 08.04.2004 Pagine Nazionali

  


La situazione in Europa

Le informazioni della stampa ordinaria riguardo al numero degli infortuni e al rischio da lavoro in Europa sono, da sempre, varie e contrastanti. In realtà, l’unica fonte informativa ufficiale è l’Istituto Statistico della U.E. (EUROSTAT), un organismo tecnico che, fin dal 1993, elabora, in base ad attento trattamento dei dati prodotti dai diversi paesi europei, un quadro normalizzato e sufficientemente omogeneo. Negli ultimi dieci anni, dunque, il numero degli infortuni sul lavoro si è mostrato orientato alla flessione e, nel 2001, ultimo anno disponibile, la U.E. ha espresso 4,7 milioni di infortuni con inabilità superiore a tre giorni di cui quasi 5.000 mortali. Le attività a più elevato rischio sono quelle di costruzione, di trasporto e quelle legate all’agricoltura. Le donne, concentrate in attività e mansioni a minor rischio, esprimono un infortunio ogni cinque e uno ogni diciotto casi mortali pur rappresentando mediamente una quota di occupazione superiore ad un terzo del totale. Il quadro del rischio si presenta, per paese, assai articolato e, limitandoci ai casi mortali per i quali la normalizzazione normalizzazione offre un quadro più sicuro, l’indice di frequenza per 100.000 addetti va dal minimo svedese (1,4) al massimo portoghese (6,1). L’Italia si situa esattamente nella media della zona dell’euro con 3,1 casi. Se invece si guarda al rischio infortunistico complessivo ci si rende conto di come il dato italiano sia migliore delle due medie europee (zona euro e complesso U.E.). Eppure i nostri livelli infortunistici sono considerati, da tutti noi, sostanzialmente insoddisfacenti e intollerabili. Ebbene, ciò vuol dire che il problema degli infortuni sul lavoro è ancora un problema ampio e generalizzato e che occorre lottare, tutti insieme, per affermare le ragioni della sicurezza sul lavoro. 

(Gianfranco Ortolani)






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