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Anno II - n°11 - 08.04.2004 Pagine Nazionali
Infertilità maschile:
il 70% degli uomini in cura per la fertilità
manifesta disfunzioni sessuali transitorie di natura psicologica
DIPARTIMENTO DI FISIOPATOLOGIA MEDICA
Policlinico Umberto I
Università degli Studi “La Sapienza” - Roma
Uno studio, coordinato dal Prof. Andrea Lenzi e condotto nell’ambito del progetto COFIN, ha dimostrato il ruolo positivo di sildenafil sullo stress da performance negli uomini in cura per l’infertilità.
Fertilità e sessualità sono collegate, più di quanto si pensi. La cura dell’infertilità nell’uomo rappresenta per i pazienti un motivo di stress, poiché comporta programmazione dei rapporti sessuali, procedure di raccolta del liquido seminale e molteplici analisi e valutazioni. Prima conseguenza di tale condizione è il manifestarsi in molti uomini, durante il trattamento contro l’infertilità, di disfunzioni sessuali, di natura psicologica, conseguenti alla tensione indotta dalle procedure diagnostiche e terapeutiche. Come in un circolo vizioso, le disfunzioni sessuali diventano fonte di ulteriore stress e impediscono che i trattamenti contro l’infertilità possano essere condotti con successo.
Unendo competenze sessuologiche, andrologiche e di medicina della riproduzione, è stato pubblicato uno studio pilota coordinato dal Prof. Andrea Lenzi, Ordinario del Dipartimento di Fisiopatologia Medica del Policlinico Umberto I. Lo studio, condotto presso l’Università “La Sapienza” di Roma e pubblicato sull’ultimo numero della rivista scientifica americana “Fertility and Sterility”, ha rivelato che il 70% dei pazienti sottoposti al trattamento contro l’infertilità, manifesta disfunzioni sessuali di varia entità e grado. Una percentuale ben superiore alla media. Il Prof. Lenzi e la sua équipe hanno arruolato 37 pazienti con l’obiettivo di valutare gli effetti di sildenafil sulle disfunzioni sessuali (disfunzione erettile totale o parziale) secondarie all’infertilità maschile. "I farmaci che agiscono contro i meccanismi inibitori dell’erezione” – afferma il prof. Andrea Lenzi - “possono aiutare a risolvere anche gli episodi di disfunzione erettile occasionali o transitori (ma comunque a rischio di cronicizzazione) dovuti alle procedure diagnostiche dell’infertilità maschile". Lo studio ha dimostrato che il sildenafil è efficace nelle disfunzioni sessuali conseguenti allo stress da performance. Ma c’è di più. Il farmaco si è dimostrato indirettamente efficace proprio sugli aspetti dell’infertilità, inducendo un’eiaculazione più completa e un conseguente aumento di spermatozoi di buona qualità nel seme. I risultati dello studio hanno dimostrato l’azione positiva, statisticamente significativa di sildenafil nell’aumentare il numero totale di spermatozoi con motilità progressiva rettilinea e il numero complessivo di spermatozoi in grado di penetrare il muco cervicale femminile. "Nei casi in cui ci sia una difficoltà di erezione connessa con la procedura diagnostica, come ad esempio i rapporti programmati o la raccolta del liquido seminale” – continua il prof. Lenzi – “l'utilizzo di sildenafil ha dimostrato un miglioramento qualitativo della mobilità degli spermatozoi eiaculati legato ad un'eiaculazione più completa della riserva degli spermatozoi epididimari". In altre parole, lo stress provoca infertilità (i marines americani in Vietnam erano praticamente sterili), e la cura dell’infertilità genera altro stress. Tutto questo agisce sulla potenza maschile, che inevitabilmente ne soffre. Il sildenafil riesce ad antagonizzare entrambi questi effetti. Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la percentuale di coppie con problemi di fertilità nei paesi industrializzati è pari a circa il 10-20%. Diversi studi hanno dimostrato che, almeno nel 50% dei casi, è il maschio ad avere una ridotta capacità riproduttiva. Questo è il motivo della crescita esponenziale del numero di uomini che negli ultimi anni hanno deciso di rivolgersi all’andrologo per una cura contro l’infertilità. Solo negli ultimi 40 anni, infatti, le richieste di analisi del liquido seminale arrivate al Laboratorio di Seminologia e Immunologia della Riproduzione dell’Università “La Sapienza” di Roma sono passate da meno di 500 a oltre 5.000 l’anno. Se da un lato si evidenzia, quindi, un’accresciuta coscienza da parte degli uomini rispetto al proprio ruolo nelle difficoltà riproduttive di coppia, dall’altro rimane un dato allarmante la bassissima percentuale di uomini che si occupano della propria fertilità e sessualità. Ben il 90%, infatti, non si sottopone a visita andrologica preventiva e non fa alcuna prevenzione, assumendo stili di vita adeguati. Tra i fattori di rischio e le cause dell’infertilità maschile, molte sono, infatti, le patologie transitorie (nella maggior parte dei casi di origine uro-genitale) che possono essere prevenute o curate fin da giovani, impedendo che incidano sulla capacità riproduttiva maschile (come ad esempio il varicocele, il criptorchidismo, le infezioni genitali e i traumi testicolari). Questo studio rientra nel progetto di ricerca COFIN sull’area delle disfunzioni sessuali, cofinanziato dal Ministero Italiano dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), con il contributo di Pfizer.
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