Anno II - n°11 - 08.04.2004 Pagine Nazionali

  


Intervento di Aldo Franco De Rose


Clinica Urologica, Ospedale S. Martino, Genova Direttore di www.clicmedicina.it

Over 65: come state

Con l’aumentare dell’età non sempre aumentano i disturbi sessuali. Anzi dopo i sessantacinque la loro incidenza è quasi sovrapponibile a quella dei 50enni.
Inoltre, i young old, cioè i giovani vecchi , sembrano conservare a pieno la sessualità fatta di corteggiamenti, ammiccamenti, parole sussurrate, innamoramenti. Insomma, una sessualità che, non a caso, è considerata importante dal 58% degli anziani che si dicono anche pienamente e abbastanza soddisfatti.
Rimane però ancora un piccolo problema: quando il disturbo sessuale minaccia la coppia, si tende a… ”nascondere la testa sotto la sabbia”. Sono questi alcuni degli elementi importanti scaturiti dalla indagine sulla sessualità della terza età promossa dalla Eli Lilly.


I risultati della ricerca
Il 41% degli over 65 ammette di avere difficoltà nel rapporto sessuale, ma senza che il dato percentuale differisca in maniera significativa rispetto ai 50-64 enni; tale disturbo, infatti, è stato evidenziato in entrambi i sessi e nelle due fasce di età considerate, rispettivamente nel 36% e 38 % dei casi.
Sembra quindi che le disfunzioni sessuali si instaurino più precocemente, ad iniziare dai 50 sino ai 64 anni, persistendo successivamente, ma senza aumentare in maniera statisticamente significativa. Si tratta di una notizia nuova, che permette di tracciare una strada differente nel cammino della sessualità della terza età.
Inoltre, a confermare questa nuova tendenza, i risultati dell’indagine evidenziano che solo il 25% degli over 65 soffre del problema da pochi mesi mentre il 74,6% sostiene di conviverci da molti anni. (Tab 1).

 

 

 

D’altra parte precedenti studi scientifici avevano dimostrato che il 50% degli uomini, dopo i 50 anni,
fumatori o dediti all’alcol, affetti da diabete, ipertensione, cardiopatia soffrono maggiormente di problemi sessuali.
Ad essere più colpite sembrano essere le rappresentanti del gentil sesso; infatti mentre l’84% delle donne afferma di convivere con i disturbi sessuali già da molti anni, per i maschi tale percentuale si riduce al 65%. In buona sostanza, i disturbi sessuale femminili sembrano datare da molto più tempo, rispetto a quelli maschili ed essere anche più numerosi.
A prescindere dal genere, comunque, il disturbo sessuale più frequentemente riscontrato è il calo del desiderio; e, se la donna deve fare i conti con la secchezza vaginale, i maschi si confrontano con i disturbi di erezione. Il disturbo del desiderio è presente nel 18% delle donne contro il 12% dei maschi intervistati, mentre un altro 9% lamenta mancanza di preliminari. La secchezza vaginale è presente nel 12% delle donne over 65 e solo nel 4% delle 50 enni.
Nel maschio i disturbi di ottenimento e mantenimento dell’erezione, sono stati evidenziati rispettivamente nel 9 e 8 % dei casi, mentre quelli dell’eiaculazione precoce si sono ridotti al 5% (Tab 2).

Come già riferito da Master e Johnson, sembra proprio che gli over 65, abbiano un maggior controllo dell'eiaculazione. Che, associato ad una più elevata sensibilità, rappresenta sicuramente un vantaggio e non un aspetto negativo di incapacità.
Più recentemente Schiavi (1999) ha concluso che il testosterone biodisponibile non è correlato con la funzione erettile, ma piuttosto ad un declino della libido. Infatti, la somministrazione di testosterone sembra accrescere il desiderio sessuale di uomini anziani ipogonadali (Batik e Goldstein 2001). Anche nella donna il testosterone risulta il maggiore responsabile del mantenimento del desiderio sessuale.

Atteggiamento nei confronti del disturbo sessuale
Ma se da una parte gli over 65 enni considerano il disturbo sessuale come un problema legato all’età, per il 50% del gruppo 50-64 anni si tratta solo di un problema momentaneo. E il 13% -18% cerca di risolverlo in quanto rappresenta una fonte di forte preoccupazione (Tab. 3)

 

Per identificare il disturbo di erezione, uno su tre, cioè il 30%, parla di andropausa. Tale terminologia è utilizzata di più dalle donne (37%) e dagli over 65 (41%), mentre tra i 40 e 64 anni si parla generalmente di disfunzione erettile.
Secondo molti, invece, il termine andropausa non dovrebbero nemmeno esistere in quanto, d’accordo con D’Ottavio e Simonelli (1990), conduce ad una confusione semantica e biologica: infatti mentre il termine menopausa significa la fine delle mestruazioni, andropausa , dovrebbe indicare la fine dell’uomo e la realtà sappiamo non essere in questi termini. Andropausa è quindi un termine improprio e invalidante per una sintomatologia che invece si presenta sfumata e polimorfa, correlabile sicuramente con molti fattori. La confusione biologica nasce invece dal fatto che: le modificazioni indotte dall’età sul funzionamento dell’apparato genitale maschile sono sicuramente progressive ma non totali: la produzione di testosterone infatti presenta un declino lento, graduale e non repentino; inoltre esistono molte differenze tra un uomo e un altro per cui alcuni anziani presentano livelli di testosterone simili a quelli in gioventù (Capodieci 1996).
La capacità riproduttiva, poi, scompare nella donna con la menopausa, mentre è mantenuta, anche se attenuata, nell’uomo della terza età (Trotta 1993)
Quando qualcosa sotto le lenzuola non funziona, molto spesso, si diventa riluttanti e pigri nel voler affrontare il problema sessuale e diffidenti nell’esternarlo. Il 40% infatti ha dichiarato di non parlare dei suoi disturbi, ma soprattutto di non chiedere un “aiutino”anche farmacologico, in quanto questo li esporrebbe al pericolo di rendere noto i propri problemi. E, all’atteggiamento di diffidenza e di paura … “ che gli altri possano sapere”… spesso si associa la speranza che si tratti di un problema passeggero e momentaneo, come ha dichiarato il 42,9% dei soggetti intervistati, mentre per il 44% degli over 65 si tratterebbe di un problema dipendente dall’età. Insomma, un modo come un altro per giustificare il fatto di non voler affrontare il problema e di “voler nascondere ancora una volta la testa sotto la sabbia”.
La presenza del disturbo sessuale sembra abbia inciso negativamente sul 52% dei soggetti intervistati. In particolare il 35% ha vissuto questo problema con imbarazzo, sicuramente depressione, e quindi diminuzione dell’autostima. In questi casi succede che, dopo una prima fase di prove, tentativi e rapporti sessuali non andati a buon fine, spesso subentra il timore, la paura per il rapporto. L’atteggiamento nei confronti della partner diventa quasi di inferiorità e si stenta a richiedere un semplice momento di intimità. Addirittura per un altro 8% il disturbo sessuale arriverebbe a “minare” il rapporto di coppia facendo perdere quell’armonia necessaria non solo per il rapporto sessuale, ma anche per la normale vita quotidiana

Naturalmente, le preoccupazioni prevalgono di più nel maschio che nella femmina con un 48% contro un 22%, ma è ben un altro 22% delle rappresentanti del gentil sesso a riferire che tali disturbi determinano perdita dell’armonia di coppia, non solo a livello sessuale.
Infine la sessualità. Per il 71% delle donne e per il 67% dei maschi, la sessualità è l’insieme di seduzione e corteggiamento che portano ai preliminari e al rapporto sessuale. Le espressioni sessuali della terza età non sempre e non solo coincidono per forza col coito, poiché spesso si esplicitano con carezze, tenerezze, e genitalmente con la manipolazione o con rapporti orali.
Si sente quindi il bisogno di sentirsi amati ed essere oggetto di attenzioni e affetto; c’è il bisogno di continuare a sentirsi soggetto e oggetto erotico.
La sessualità continua a rappresentare quindi una modalità di linguaggio e comunicazione anche oltre l'età convenzionalmente definita dalla società e mantiene quel valore simbolico di linguaggio non verbale della sfera affettiva.


Quando invece esistono problemi sessuali “di lui”, un maschio su quattro, cioè il 25.8%, non ha dubbi e si affiderebbe a farmaci per risolvere il problema.
Un aiuto farmacologico che è ancora visto come intervento “mirato”, tanto che il 20% di coloro che assumono questo tipo di farmaci o che chiede al partner di assumerli, dichiara di utilizzarlo per un rapporto sessuale più di una volta alla settimana, mentre il 40% lo utilizza rispettivamente 4 o 5 volte all’anno o addirittura meno di una volta all’anno.
L’80% degli intervistati esprime ciononostante il desiderio di tornare a vivere la sessualità in modo “normale”, “spontaneo” anche con il farmaco a condizione che questo abbia “efficacia adeguata ai tempi della coppia” e quindi una lunga durata di azione.


La recente ricerca del Prof. E.A. Jannini docente di sessuologia all’Università dell’Aquila ha mostrato che, fra tutti gli inibitori delle fosfodiesterasi, il Tadalafil (Cialis*) sarebbe il farmaco più armonioso poiché in grado di consentire spontaneità e naturalezza nel rapporto sessuale. Infatti, per il 69% questo permetterebbe di esprimere la propria sessualità intesa come l’insieme di seduzione e corteggiamenti, tutti elementi che portano ai preliminari prima e al rapporto sessuale poi (vedi anche Jannini - Wagner 2003).







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