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Anno II - n°10 - 04.02.2004 Pagine Nazionali
Appunti dal rapporto Unicef 2004.
Maria Vincenza Chiesa - Pediatra - marienza@clicmedicina.it
Il rapporto annuale presentato dall'Unicef in contemporanea a Ginevra, Il Cairo e Roma il giorno 11/12/2003 , sulle condizioni dell'infanzia nel mondo ha il titolo "BAMBINE, ISTRUZIONE E SVILUPPO." I ringraziamenti che aprono questo rapporto e che sono rivolti ad"uffici sul campo" in paesi lontanissimi tra loro:
Afghanistan... Bolivia... India... Nigeria...Turchia...Yemen, fanno battere il nostro cuore di speranza: se tanti paesi geograficamente così lontani, sono così vicini tra di loro nello spirito di solidarietà e progresso,sicuramente qualcosa cambierà ed anche i bambini vedranno in un futuro non troppo lontano rispettati i loro diritti.
Gli stati membri delle Nazioni Unite,con "LA DICHIARAZIONE DEL MILLENNIO" del settembre 2000 si sono impegnati a raggiungere entro il 2015 importanti obbiettivi tra cui l'istruzione primaria universale e la parità tra i sessi.Inoltre le Nazioni Unite si sono impegnate a raggiungere entro il 2005 parità di genere nell'istruzione primaria, cioè uguale rapporto numerico tra maschi e femmine. Ancora oggi però 121 milioni di
bambini, di cui 65 milioni sono bambine si vedono negare il diritto all'istruzione. Secondo il rapporto EFA
(Education for All, iniziativa fondata dall'Unicef) nel 2002 86 paesi hanno raggiunto l'eguaglianza tra i sessi nell'iscrizione alle scuole primarie,36 paesi sono vicini alla meta, altri 31, la maggior parte dell'Africa Sub-Sahariana,rischiano di non raggiungere l'obbiettivo entro il 2015.
135 milioni di bambini ed adolescenti tra 7 e 18 anni sono completamente privi di istruzione e le femmine sono il 60% piu' dei maschi (16 femmine ogni 10 maschi).
Nel corso degli anni 90 il rapporto di iscrizioni è aumentato in ogni regione del mondo, in America latina e Caraibica le percentuali di iscrizione sono prossime a quelle dei paesi industrializzati (94-97%), mentre l'Asia Meridionale si trova molto piu' indietro(74%) e l'Africa Sub-Sahariana si deve accontentare del 59%.Se procedono così le cose nel 2015 quasi un bambino su 5 non avrà completato il ciclo di istruzione primaria.
L'istruzione è un diritto universale. L'istruzione deve essere gratuita. In Kenia, quando il governo nel 2003, ha deciso di abolire le tasse scolastiche, le scuole sono state invase da 1,3 milioni di bambini ed adolescenti, che in precedenza erano stati esclusi,ma l'aumento dell'affluenza ha reso piu' evidente l'inadeguatezza delle strutture.
La scuola è un ambiente di formazione e di informazione,la conoscenza ad esempio dell'infezione HIV/AIDS e delle sue modalità di contagio e di diffusione rende,soprattutto le ragazze, che sono piu' vulnerabili nel contrarre l'infezione,
in grado di difendersi con adeguate norme di protezione. La scuola è una barriera importantissima contro il lavoro minorile, lo sfruttamento sessuale ed il traffico di bambini. Le bambine che vanno a scuola hanno meno probabilità di restare coinvolte nel lavoro pericoloso o in lavori domestici che possono risultare molto pesanti.
Le ragazze che ricevono un'istruzione e specialmente quelle, che acquistano una maggiore fiducia in sé, grazie all'insegnamento delle competenze sociali,sono meno vulnerabili alle forme estreme di violenza domestica,allo sfruttamento sessuale.
Secondo l'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) ogni anno1,2 milioni di bambine vengono avviate al lavoro forzato o alla prostituzione. Una recente indagine Unicef nei paesi dell'Africa Sub-Sahariana ha rilevato che il 31% dei bambini tra 4 e 14 anni sono coinvolti nelle forme peggiori di
sfruttamento (schiavitù, commercio di bambini, arruolamento forzato per conflitti armati, prostituzione, pornografia) e che il 9% viene impiegato in lavori pericolosi per piu' di 43 ore settimanali.
L'istruzione non è un bene di lusso,che deve essere assicurato dopo aver provveduto al resto, l'istruzione è un bene primario, quindi deve essere garantito anche nell'emergenza (dopo catastrofi naturali, in corso di guerra) Importante l'introduzione nella scuola dei paesi in via di sviluppo di orari flessibili, che rendono compatibile l'apprendimento con mansioni alle quali i bambini non sono in grado di
sottrarsi, come i lavori domestici ed i lavori nei campi.
Il fatto che nel mondo vi siano 65 milioni di bambine, che non vanno a scuola, non richiama l'attenzione allo stesso modo di una guerra. Il dramma di tanto potenziale perduto non compare sulle copertine delle riviste a scuotere la coscienza dei piu' fortunati, ma la loro condizione è
un'emergenza. La comunita' internazionale deve prendere provvedimenti per salvarle, come se tutte 65 milioni fossero isolate sui monti in una zona di guerra, davanti alle macchine da presa della televisione.
Poiché non si sono saputi integrare nei programmi di sviluppo i principi relativi ai diritti umani, si è perso per strada il fine ultimo dello sviluppo, che è il benessere delle persone e non il buon andamento dell'economia. Chi ci rimette di piu' sono i soggetti piu' esposti ovvero le donne, le bambine, i poveri. Se i diritti di 65 milioni di bambine e ragazzi non sono garantiti e se gli obbiettivi di sviluppo del millennio sono a rischio è evidente la necessità di un cambiamento.
Storicamente si è sempre ritenuto che la crescita economica generasse progressi sociali, quasi automaticamente; ma le esperienze negative accumulate negli anni nei paesi in via di sviluppo, hanno dimostrato l'inadeguatezza di questo modello, ne sono emerse prove evidenti che la crescita economica da sola possa ridurre la povertà e la disuguaglianza.In realtà sembra vero il
contrario, è lo sviluppo umano a promuovere la crescita economica.
Nessuno dei paesi piu' ricchi del mondo ha raggiunto un buon livello di sviluppo senza forti investimenti nell'istruzione. La potenza del Giappone nella prima metà del 900 è attribuita da molti al grande impulso dato ai programmi di alfabetizzazione ed istruzione che tra il 1906 ed il1911, hanno assorbito il 43% dei fondi disponibili.
In tale senso,anche se in modo lento ed incompleto, si stanno orientando molti paesi in via di sviluppo,ad es. Costa d'Avorio con il 40,8% della spesa pubblica,Togo col 26,2%,Messico 22,6%, Peru' 21,1%. I paesi ed i governi sono i primi responsabili delle loro scelte, ma è anche vero che i paesi industrializzati e gli istituti finanziari internazionali,sono venuti sostanzialmente meno alle loro responsabilità. Nel 1990 al vertice mondiale per l'infanzia i paesi donatori promisero di stanziare contributi supplementari per l'istruzione, invece negli anni 90 il flusso complessivo degli aiuti è diminuito del 18% ed in particolare sono diminuiti gli aiuti all'Africa Sub-Sahariana, mentre sono aumentati quelli verso l'Asia Orientale.Nel 2001 gli aiuti sono stati ulteriormente ridotti arrivando al 30% in meno rispetto al 1990. Alla conferenza per il finanziamento dello sviluppo,che si è tenuta a Monterrey (Messico) nel 2002,è riemersa una rinnovata volontà comune di investire nell'istruzione,tali impegni sono stati ribaditi dalla sessione speciale dell'ONU sull'infanzia, nell'ambito del programma UN MONDO A MISURA DI BAMBINO. Ma promesse ed impegni non sempre vengono mantenuti.Le attuali apprensioni del mondo in tema di sicurezza potrebbero fare ripensare alcuni degli impegni presi per i finanziamenti.
Occorre un grande sforzo della comunita' internazionale per raggiungere gli obbiettivi di sviluppo per il millennio,altrimenti un'altra generazione di bambini sarà consegnata all'ignoranza, alla violenza, allo sfruttamento, all'Hiv/aids e in un futuro piu' prossimo di quanto si pensi, altri milioni di vite, i figli delle bambine di oggi,andranno ad aggiungersi all'elenco delle morti inutili, causate dalla fame o da malattie evitabili, con incalcolabile dispersione di potenziale umano. Quando si tratta di garantire ad ogni bambino un'istruzione di qualità, non è necessaria una rivoluzione,ma semplicemente un'assunzione di responsabilità.
La tecnologia ha compiuto progressi strabilianti, ma 121 milioni di bambini non hanno neanche la possibilità di vedere come è fatta un'aula scolastica.
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