Anno II - n°10 - 04.02.2004 Pagine Nazionali

 


Un’em@il al ministro della salute

BSE: A rischio anche i Gatti ?


Aldo Franco de Rose - afdr@clicmedicina.it 

L’Italia è un paese a rischio per la BSE ? Sicuramente sì. In molte nazioni non solo c’è il divieto di esportare carni di mucche ma il provvedimento restrittivo riguarderebbe l’introduzione anche di felini e gatti vivi. Ecco quanto ci scrive il sig. Giovanni Tripodi, romano e Coordinatore Italiano del Fondo Italo - Peruviano:

Scrivo loro dal Perù dove risiedo temporaneamente per lavoro.
Con mia moglie siamo andati in Italia per le feste natalizie . Io sono tornato subito dopo capodanno, mia moglie tornerà tra una settimana.
In Italia abbiamo portato con noi, per poi riportarla in Perù dove è nata, una gatta vaccinata ed in buona salute.
Con mia grande sorpresa ho saputo che per disposizione di legge datata 2 gennaio non potranno essere introdotti in Perù, oltre che vacche, mucche ecc, anche felini vivi. Motivo: prevenzione del prione della mucca pazza. Questa misura è limitata agli animali provenienti da 26 paesi ( Italia, gli altri quasi tutti europei e Giappone)
."

 

Chiar.mo sig. Ministro, abbiamo accertato che questa disposizione è vera. Giriamo quindi ai suoi esperti la domanda del sig. Tripodi: perché il divieto riguarda anche i felini e quindi i gatti?, come mai di questa disposizione non ha mai parlato nessuno? SI tratta di una eccessiva misura restrittiva di questi paesi nei confronti dell’Italia e di molti altri paesi europei o anche i anche i gatti sono veramente a rischio di BSE?. E se tutto questo fosse vero, cosa possiamo fare per prevenire la diffusione della BSE fra questi animali? E le associazioni degli animalisti ne sanno qualcosa?
Sicuramente l’Italia è ancora un paese a rischio di BSE. Recentemente lo stesso ministero della salute (www.ministerosalute.it ) ci ha informato che “dall’inizio di quest’anno ad oggi sono già stati effettuati 70.735 test anti prione. Complessivamente, dal 1° gennaio 2001, da quando il controllo è diventato obbligatorio, sono state effettuate 2.070.609 analisi per verificare la presenza del cosiddetto morbo della “mucca pazza”, a cui aggiungere altre 1.466 effettuate nel 2000.

Le analisi hanno rivelato finora 117 casi di encefalopatia spongiforme bovina in Italia, di cui 50 individuati nel 2001, 36 nel 2002, 29 nel 2003 e 2 nel 2004”.






 



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