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Autismo, in Arrivo Test per la Diagnosi Precoce

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Fino a 20, 30 anni fa era molto difficile riconoscere i segnali caratteristici dell'autismo e la malattia passava spesso inosservata. Oggi la diagnosi sfugge molto più difficilmente all’osservazione di genitori e pediatri, grazie anche ai test ideati dai neuropsichiatri dell’infanzia inglesi nel ’91, utilizzati per individuare precocemente, già dopo i 18 mesi, questa disfunzione del sistema nervoso centrale. Ma sono ancora troppi i ritardi. L’ideale sarebbe scoprire i bambini difficili e silenziosi entro i 2 anni. L’età media della diagnosi è invece tra i 5 e 7 anni e questo incide sull’efficacia delle terapie e sul recupero delle capacità di comunicazione.

Decisiva  quindi la precocità della diagnosi. In Campania stanno formando i pediatri per sottoporre alle famiglie il test inglese Chat (check list for autism in toddlers), che serve per formulare un sospetto sotto i 36 mesi, di solito confermato nel 90% dei casi ad un anno di distanza. Ai genitori sono rivolte 9 domande e viene richiesto loro di osservare i 3 comportamenti “strani” dei figli: quando non guardano la palla, non indicano la mamma, non capiscono i giochi di finzione. A  Roma recentemente  si è svolto un incontro ad alto livello . Tra i promotori dell’incontro l’associazione “Autisme Europe”, presidente Donata Vivanti, madre di due gemelli che da piccoli non sorridevano perché non capivano il significato del sorriso.

“Attualmente vi è sufficiente concordanza sul fatto che sia possibile formulare una diagnosi di autismo tra i due ed i tre anni di vita, ha dichiarata a “Salute Repubblica” la professoressa Paola Bernabei, docente di  neuropsichiatria infantile di Roma, ma tra gli otto ed i 18 mesi è possibile individuare alcuni segni che, pur essendo aspecifici, devono essere considerati di allarme  e quindi impongono una consultazione specialistica al fine di formulare una diagnosi di attesa”.

 Ma la difficoltà maggiore risiede nel fatto che  i sintomi precoci possono essere difficili anche per il medico più esperto. Un aiuto significativo può essere fornito proprio dalla propria mamma che, generalmente è la prima a captare durante il primo anno di vita alcuni segni strani come lo sguardo che tende a perdersi nel vuoto e le scarse capacità comunicative. Gli esperti sono ormai concordi nel sostenere che fino a due anni il bambino artistico sembra conservare ancora una piccola voglia di comunicare con il mondo, che si esprime attraverso vaghi comportamenti, anche molto difficili da riconoscere. Quando però tutto questo è possibile, allora si possono coordinare degli interventi con i genitori, in grado di favorire la gestione della  malattia ed i medici possono preparare la difficile crescita di un bambino con grave disturbo dello sviluppo. Dopo i due anni la sintomatologia risulta invece  drammatica ed irreversibile. “Spesso però il genitore non, continua la professoressa Bernabei,  trova nel pediatra un interlocutore adeguato: lo specialista sottovaluta il sintomo e la preoccupazione della madre, attribuendo il comportamento del bambino a normale tappe evolutive di tipo regressivo che pur interessano il 40% circa dei bambini o peggio all’ansia dei genitori. Ecco quindi che il treno della prevenzione è irrimediabilmente perduto” (  www.autismo.it - www.bambinieautismo.org )

 

 

 

 

 

 

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