|
|
|
|
La riabilitazione psicologica del paziente Luigi Manzione; Veronica Tancredi U.O. Oncologia Medica Potenza |
||||||
|
Il primo incontro con il paziente si basa essenzialmente su un colloquio clinico volto a raccogliere informazioni generali. Gli strumenti utilizzati per questo scopo sono la Cartella Clinica Psicologica (CCP) composta da 8 sezioni ed un diario clinico finale. Le 8 sezioni riguardano: dati anagrafici, condizioni socio-culturali, aspetti medici, valutazione delle relazioni familiari, consapevolezza e conoscenza relativa alla propria malattia, valutazione del rapporto con il team curante e con la struttura ospedaliera, aspettative e richieste, valutazione conclusiva. Il diario clinico serve ad annotare brevi colloqui successivi al primo incontro. Con il succedersi dei colloqui si è reso necessario completare la CCP con l’inserimento di altre 2 sezioni: percezione del presente, del passato, del futuro; vissuto religioso. La prima sezione è stata inserita per avere una immagine mentale immediata circa le modalità del paziente di porsi di fronte ad una fase della sua vita in cui il cambiamento fisico, emotivo e sociale è prorompente. L’inserimento della seconda sezione è risultato necessario a seguito di numerosi riferimenti, da parte dei pazienti, all’aspetto religioso, in particolar modo al senso di rassegnazione rispetto agli eventi negativi della vita che è proprio della fede cristiana che permea in modo incisivo la popolazione dei pazienti oncologici del nostro meridione. I pazienti vengono reclutati in base a: 1. 1. Valutazione dei sintomi fisici e psicologici presentati dal paziente durante il giro visite giornaliero; 2. 2. Possibilità di spostarsi per raggiungere la stanza dei colloqui; molti pazienti non sono in condizioni di alzarsi, in questi casi se il paziente è solo nella stanza il colloquio avveniva ugualmente, altrimenti viene rimandato. 3. Segnalazione da parte dei medici; 4. Segnalazione da parte del personale infermieristico; a questo proposito è importante ricordare che le informazioni raccolte dagli infermieri sono molto utili perché si tratta di una figura professionale che si prende cura del paziente 24 ore su 24. Una problematica che si presenta costantemente quando ci si prende cura del paziente oncologico riguarda la comunicazione della diagnosi, la nostra esperienza ci ha convinti del fatto che coloro i quali non sono stati adeguatamente informati presentano atteggiamenti di rifiuto dello stato di malattia in cui comunque si trovano, altri presentano un atteggiamento di rassegnazione che poco aiuta ad essere attivi contro la malattia; la maggior parte di coloro i quali avevano ricevuto una adeguata informazione presentano un atteggiamento di accettazione e combattivo che maggiormente aiutano il paziente ad affrontare la malattia. Secondo gli psicologi in primo luogo devono essere valutate le modalità comportamentali di ciascun paziente, solo in seguito a ciò sarà possibile stabilire quali sono le modalità migliori per informare quel paziente. Ad alcuni l’informazione potrà essere data immediatamente e totalmente, ad altri dovrà essere data con più calma e dilazionata; ciò non vuol dire che debba trascorrere molto tempo, significa semplicemente che alcune persone hanno bisogno di più tempo per elaborare una “tale notizia”. I tempi tecnici non possono essere stabiliti a priori, certo non devono superare limiti pratici. Al fine di rendere l’informazione più completa e di facilitarne l’elaborazione, è anche possibile organizzare gruppi di informazione sulle patologie tumorali e sui trattamenti. |
|
|||||
|
||||||