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OSTEOPOROSI  MASCHILE: UN PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE

Dott. Maurizio Muratore Primario di Reumatologia Ospedale S. Cesareo LECCE

L’osteoporosi,una malattia da tempo considerata una malattia di stretta pertinenza delle donne dopo la menopausa, colpisce invece anche gli uomini. Questa malattia è ancora quindi poco conosciuta oltre che essere altamente sottostimata. Si tratta invece di una patologia molto diffusa , destinata inevitabilmente ad espandersi nei prossimi decenni in modo lineare con il progressivo aumento dell’età media della popolazione

 

Incidenza: Si stima che nel 2025 saranno oltre 4 milioni in tutto il mondo le fratture del femore causate da osteoporosi e di queste circa il 30 % colpirà gli uomini.Anche in Italia il fenomeno ha identiche proporzioni. Nei prossimi ventenni saranno 14000 le fratture da osteoporosi che raggiungeranno quota 21000 nel 2050 con una quota di ricoveri ospedalieri elevatissima ( circa 56000). A differenza delle donne però gli uomini vengono colpiti con l’estremo avanzare dell’età ,intorno ai 75-80 anni  con presenza di deformazioni vertebrali e fratture dell’avanbraccio. Morbilità e mortalità per le lesioni ossee sono nettamente superiori negli uomini rispetto alle donne. Infatti i decessi dovuti sicuramente a fratture del collo del femore sono il doppio di quelli tra le donne e ciò determina che il 36% degli uomini muore purtroppo entro il primo anno dalla frattura. Quali le misure correttive per tale patologia a volte silenziosa ma estremamente invalidante con il passare del tempo?

 

E’ sempre la prevenzione sulla quale bisogna concentrare le proprie energie: fin da bambini occorre quindi avere uno stile di vita corretto: fare sport in quantità e modalità adeguata e avere una dieta ricca di calcio. Con l’avanzare dell’età è quindi importante ridurre al minimo ogni fattore di rischio  che sono : ridotto apporto di calcio con la dieta, elevata tenore  di vita sedentaria ed in ambienti chiusi, eccesso di alcool e fumo, abuso di cortisonici.

 

L’iter diagnostico si deve affidare come per la donna alla densitometria che però deve precedere una doverosa anamnesi che evidenzi i fattori di rischio  ( correggendoli dove possibile), sia di esami di laboratorio che sostanzino il sospetto di osteoporosi secondarie , molto frequenti nel sesso maschile. E ‘stato infatti confermato che le terapie del carcinoma prostatico ed in modo particolare la terapia androgeno – soppressiva ( ADT) determinano osteoporosi e fratture ossee ( il rischio in tali pazienti è risultato essere di  circa 5 volte superiore rispetto a quello della popolazione generale)  come effetti collaterali a lungo termine. Inoltre l’oteoporosi  indotta sembrerebbe  favorire anche l’instaurarsi delle metastasi ossee. Sperimentazioni condotte ad hoc hanno confermato che fattori chemiotattici liberati fisiologicamente durante i processi di rimodellamento osseo ( che in corso di osteoporosi sono in aumento) favorirebbero l’attecchimento a livello del tessuto osseo delle cellule neoplastiche.

 

La terapia dell’osteoporosi maschile prevede quindi l’utilizzo dei Bisfosfonati  ( clodronato, pamidronato , alendronato e risedronato) che  sebbene siano nati per il trattamento dell’ipercalcemia neoplastica, stanno dimostrando la loro efficacia nel bloccare o prevenire la perdita di massa ossea. Nell’ambito di tale classe di farmaci si contraddistinguono il clodronato ed il pamidronato che possono essere utilizzati per via parenterale superando gli inconvenienti propri delle formulazioni orali ( scarsa tollerabilità e numerose precauzioni d’uso).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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