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Ipertrofia Prostatica Benigna: in arrivo la nuova terapia con il laser ad holmio.

Aldo Franco De Rose 

 

Per la terapia chirurgica dell’Ipertrofia prostatica benigna forse presto diremo addio all’intervento più diffuso e cioè alla resezione transuretrale (TURP). La nuova tecnica si chiama laser ad holmio e permette di evitare   l’intervento chirurgico tradizionale anche nei casi di voluminosi adenomi che oggi si rende ancora  necessario.  “Il sistema è molto simile ad una tecnica endoscopica precedentemente utilizzata, ci spiega il Prof. Rolf Mushter di Amburgo nel corso di una videoconferenza organizzata dalla Guidotti farmaceutica e seguita via internet da oltre

Prof.Rolf Mushter

80 centri di urologia, grazie all’effecienza del provider DaTre Il coordinatore scientifico  della manifestazione , che ha fornito 4 crediti formativi, è stato il  dott. Massimo Cecchi, primario dell’unità di urologia di Massa Carrara. 

La tecnica laser è comunque una tecnica endoscopica che utilizza una fibra laser  per tagliare il tessuto prostatico,  consentendo di operare anche prostate di grosse dimensioni”. “Il grosso vantaggio dell’intervento con il laser ad holmio, continua il prof Mushter, è che il sanguinamento è  inesistente e la tecnica richiede l’utilizzo di soluzione fisiologica e non  liquido irrigante, come nella TURP che, se assorbito, può diventare anche pericoloso”. “Il catetere viene rimosso in prima giornata, conclude il prof Mushter  e questo consente una minore ospedalizzazione”.

“L’ipertrofia prostatica benigna, ci spiega il prof Michelangelo Rizzo, direttore della Clinica Urologia di Firenze, è la malattia più diffusa dell’uomo, sempre in continua aumento che, ad oggi, sembra interessare   1.200.000 persone”. “La crescita dell’adenoma prostatico, continua il prof Rizzo,   inizia dai 40 in poi e determina sintomi di tipo ostruttivo come getto urinario sottile o irritativi e cioè frequenza elevata  delle minzioni sia di giorno che di notte. “Questi disturbi, conclude  il prof Michelangelo Rizzo, in circa il 65-70% dei casi,  sono ben controllati dalla terapia medica con alfalitici. In tutti gli altri casi bisogna ricorrere all’intervento chirurgico”.

 

 

 

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