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L'Aumento di una Sostanza Infiammatoria Annuncia l'Infarto

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L’aumento di una sostanza infiammatoria annuncia l’infarto. E’ questa la conclusione di uno studio condotto dal genetista Stefan Blankemberg presso l’INSERM di Parigi, cioè l’equivalente del nostro CRN.  In particolare è stato appurato che  i pazienti coronaropatici che hanno elevati livelli di interleuchina 18 (IL-18), uno dei principali mediatori dell’infiammazione, hanno un rischio triplo di morire di infarto rispetto a persone altrettanto malate che non presentano questa alterazione ematica. Lo studio, pubblicato sul numero di luglio della prestigiosa rivista Circulation 2002;10.1161/01  (www.circulation.org )ha esaminato 1.200 soggetti con arteriopatia nei quali è stato misurato il livello di interleuchina 18. Dopo 4 anni, 95 pazienti sono morti di infarto o ictus, 43 hanno avuto attacchi ischemici non letali.

All’inizio dello studio tutti questi soggetti presentavano elevati livelli del fattore infiammatorio. Il rischio appariva triplo nei malati con molta interleuchina 18 circolante .

La scoperta permetterà quindi di identificare i malati a rischio, ma anche di combattere l’azione dell’interleuchina 18 medianti appositi farmaci, che al momento però non ci sono. Certamente questa scoperta rappresenta un altro piccolo tassello nella comprensione degli infarti.

I ricercatori hanno orientato l’attenzione sulla interleuchina 18 in quanto precedenti studi su animali avevano dimostrato la sua azione favorente la crescita della placca ateromatosa, che come noto, ostacola sino ad abolire il flusso ematico arterioso. L’interleuchina è inoltre  coinvolta nei processi di frammentazione della placca stessa e quindi nel rischio di trombosi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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