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Inchiesta: medicina e fiction

di Yvonne Bordi

Il tema induce ad elementari riflessioni su una spettacolarità che, se portata all’eccesso, trasmette un senso di inquietante angoscia. Fiction  in cui ci schiudono le porte di sale chirurgiche e di rianimazione; che trattano sì temi anche istruttivi per i profani, ma pervasi da un’incombente drammaticità, oggi un po’ troppa inflazionata. Fiction che cerchi (sul video), vite a rischio che trovi. E per la buona qualità del prodotto, ci si sente sicuramente coinvolti, persino perseguitati emotivamente. Perché  vengono illustrate situazioni in cui potremo incorrere anche in prima persona, ed è raro che il telespettatore cambi canale, deve vedere, sapere coma va a finire, sperando ovviamente in bene, soprattutto per se stesso: il lieto fine è indispensabile per riacquistare fiducia, per liberarsi di ciò che lo preoccupa e da cui, tutto sommato, non trae alcuna utilità. Ma la realtà rimane molto diversa e ben lontana dagli intrecci amorosi che fanno da cornice  a queste situazioni di estremo pericolo per la vita dei protagonisti. Realtà vuol dire peregrinare da un ospedale all’altro prima che un ammalato grave possa essere accettato e trattato, prima che sia disponibile un posto in rianimazione. Realtà vuol dire ancora… tanti disservizi che molte volte si superano solo grazie  alla buona volontà dei medici e soprattutto del personale paramedico.

Un tempo gli sceneggiati, come si chiamavano allora "le fiction", si svolgevano nelle aule dei tribunali. Anche lì non mancavano suspense e colpi di scena ma al posto di pazienti sofferenti, in pericolo, ci si identificava con altrettanti avvocati e, a programma concluso, ci si poteva abbandonare a  beati sonni tranquilli.

 

Cosa ne penseranno i telespettatori che seguono assiduamente le innumerevoli puntate di questi spettacoli? Ecco cosa hanno risposto alla nostra inchiesta.

 

- Vittorio, 74 anni, sposato con un figlio, autista in pensione: "Per conto mio, mi fanno morire prima per la paura, mi impressiono tantissimo. Accipicchia non è bello! Però continuo a seguire perché sono curioso."

 

- Orazio, 36 anni, sposato con figli, medico odontotecnico: " Quando in tali scene, per esempio, ricorrono al defibrillatore, impiegato al limite, ciò può generare uno stato d’ansia, derivante dalla constatazione, se la scena finisce male, dell’impotenza talvolta della moderna tecnologia. Se, invece, il paziente "resuscita", si conquista fiducia."

Pertanto, si possono determinare diversi aspetti: nel complesso avvicinano ai problemi, alla conoscenza, ma attenzione: si può però anche assumere un’interpretazione distorta da parte di una Fascia di telespettatori che dispone poca attinenza alle informazione; quando una persona non riesce a discriminare l’aspetto reale dalla fiction, acquisisce aspettative non aderenti alla realtà (che è diversa e pervasa da vari problemi pratici).

 

- Maria Maddalena, 64 anni, nubile, farmacista in pensione: " Direi che tutto ciò non sia dannoso, perché poi queste scene hanno un seguito consolatorio quasi sempre. Si vede la dottoressa carina, che svolge un ruolo umanitario, ed anche questo direi che è positivo. E poi, se si continua a realizzare fiction con questo tipo di spettacolarità, significa che l’audience è buono."

 

- Anna, 42 anni, sposata, impiegata statale: "Non insegnano nulla e colorano tutto di rosa"

 

- Fabrizio, 28 anni, celibe, professore d’arte: "E’ diseducativo, perché può vedere le scene anche un giovanissimo, che si abitua ad assistere alla rappresentazione della morte. Che così la si esorcizza troppo, la si accetta facilmente e si rischia di avere una generalizzazione poso sensibile al ripetersi di tristi avvenimenti."

 

- Cristina, 39 anni, nubile, avvocato: "Non guardo queste trasmissioni per principio, non mi piace il genere a sfondo medico e, quindi, non riesco a condividere l’opinione di chi lo apprezza.

La fiction deve "distraere" inteso nel senso latino: portare altrove le ansie, i pensieri…"

 

- Franco, 50 anni, sposato con un figlio, rappresentante di commercio: "Difficile che io mi impressioni. Ritengo utili queste rappresentazioni, perché qualsiasi cosa scova a dimostrare con i fatti, se pur inventati, un progresso, deve essere comunque accettato."

 

- Maria Teresa, 45 anni, sposata con un figlio, impiegata: "Premesso che le fiction non mi piacciono, perché c’è l’obbligo di seguire nel tempo le diverse puntate, considero le scene istruttive, anche se mi emoziono."

 

- Alma, 24 anni, nubile, studentessa di biologia: "Le scene crude mi disturbano e tendo a cambiare canale. Istruttive? Mi sembra che si basino sulle emozioni del momento e non tanto su nozioni di medicina. Utili? Direi di no."

 

- Manlio, 54 anni, sposato con un figlio, imprenditore edile: "Scene irreali, si vede un pronto soccorso "disabitato", dove tutti possono dare l’anima. Invece la realtà è purtroppo diversa. Tutto bello ed elegante…C’è squilibrio tra realtà e fiction, anche a livello di strutture. Illusioni."

 

- Enrico, 68 anni, sposato con una figlia, funzionario in pensione: "Non è sempre istruttivo, lo sono casomai le trasmissioni dove si tengono vere e proprie lezioni di medicina, con schizzi ed animazioni. No, invece, quando vengono simulate scene dal vero con vista di sangue ed interventi chirurgici."

 

- Giovanna, 28 anni, nubile, esercente bar (affetta da sclerosi multipla): "Non ho paura di niente e seguo l’intreccio del racconto."

 

- Sabrina, 35 anni, sposata, assistente studio dentistico: "Sono scene interessanti, ma se portate all’eccesso, si capisce allora che si tratta di prese in giro. Il telespettatore è in grado di distinguere e non si fa influenzare."

 

- Carlo, 65 anni, sposato, industriale: "Dipende dalla sensibilità individuale: se è una persona malata, è più vulnerabile e, ritengo, non le faccia bene, a meno che sia fatalista e consideri il tutto con distacco."

 

- Maura, 34 anni, sposata, impiegata statale: "Istruttivo può essere un documentario. Un amico dottore mi ha detto poi che, in talune scene, ricorrono termini medici che non hanno attinenza con le situazioni rappresentate."

 

- Carla, 24 anni, studentessa universitaria scienze politiche: "Vanno considerate nel contesto dell’intreccio e con beneficio d’inventario, cioè non lasciarsi coinvolgere più di tanto. E poiché, in genere, quasi sempre "tutto è bene quel che finisce bene" è ragionevole lasciarsene indietro subito l’impressione".

 

- Clelia, 48 anni, nubile, casalinga: "E’ utile, al momento alcune scene spaventano un po’ ma servono per intuire, sapere che cosa si può fare per affrontare taluni casi imprevisti, come i medici intervengono nelle emergenze. Anche l’emozione c’è, viene istintivo reagire."

 

- Anita, 56 anni, sposata, collaboratrice in una galleria d’arte: "Seguo il racconto, entro nell’emozione, senza essere coinvolta a titolo personale, riesco a mantenere il dovuto distacco."

 

 

 

 

 

Il parere dell'esperto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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