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Il parere dell’esperto

Mauro Palombo, docente di Scienza della Formazione  Università di Genova

Mi pare che il successo di queste fiction sia legato al crescente interesse che le persone hanno per il proprio corpo, la propria salute, la forma fisica, la stessa matrice da cui nascono l'interesse per "elisir" o per gli inserti settimanali sulla salute dei quotidiani, ma anche gravi patologie quali anoressia e bulimia.

A differenza di queste, nella fiction sono rappresentate soprattutto le dimensioni di "eroe della vita quotidiana" del medico; sarebbe difficile sostenere questa immagine senza le tinte forti del sangue, delle operazioni in condizioni difficili, della reazione immediata del tipo "io svengo a vedere il sangue, invece c'è gente che non solo non sviene, ma sa lavorare in quelle condizioni".

Le serie tendono poi ad esaltare i valori di base degli individui, vita, sicurezza (John Locke l'aveva capito già qualche secolo fa) e rispondono molto bene alle insicurezze di oggi. Brutalmente, il malato è curato, se muore se l'è cercato (variante B: se non lo meritava è segno che esiste un Dio dagli imperscrutabili disegni), dei professionisti vegliano sulla nostra salute (guardiani del buon ordine del mondo), vederne i lati umani ci conforta, vederne i dettagli professionali ci intriga.

 

 

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