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CONCLUSIONI

 Prof. Vincenzo Gentile  - Patrizio Vicini - Roma

Le MST per la loro diffusione e la possibilità di gravi esiti costituiscono un vero e proprio problema sociale di cui il medico deve essere consapevole adoperandosi quindi non solo per individuarle ma anche per prevenirle con adeguata opere di "counselling", cosa che può fare accettando e diffondendo il concetto che tali infezioni meritano la più attenta considerazione

  nfatti, nella patologia da contatto sessuale,  è necessario tenere presente che coinfezioni e superinfezioni rappresentano un'evenienza frequente con la             possibile conseguenza  della trasformazione dei patogeni in  forme latenti e persistenti responsabili di malattia cronica e complessa. Questo è il caso in cui la diagnosi eziologica e conseguentemente il successo terapeutico possono non essere raggiunti.

Infatti va sottolineato come  la possibile pluralità eziologica delle patologie sessualmente trasmesse ad andamento cronico imponga un'attenta valutazione della metodologia diagnostica di laboratorio e l'adozione di schemi terapeutici  adeguati  per il loro trattamento.

In considerazione della grande diffusione delle infezioni da papillomavirus, da virus dell'herpes simplex e da Chlamydia trachomatis, frequente è il riscontro di infezioni miste imputabili a questi microrganismi.  Di particolare interesse è la situazione di infezioni miste Clamidia/virus. 

In questa evenienza la presenza del virus può comportare la trasformazione di C. trachomatis in  forme intracellulari aberranti, incapaci di differenziarsi in corpi elementari infettanti, oppure  determinare un'associazione persistente tra Clamidia e cellula ospite nella quale il batterio rimane vitale ma in uno stato non replicativo. In tale condizione di coinfezione, si può instaurare una infezione clamidiale subclinica, difficilmente evidenziabile con la diagnostica routinaria, infezione che può però comunque progredire, esitando in un danno organico. 

In questa situazione di coinfezione le procedure impiegate nella diagnostica di laboratorio delle infezioni  sostenute da C. trachomatis devono essere riconsiderate: Infatti il test di immunofluorescenza  manca della necessaria sensibilità e il metodo colturale fallisce per l'incapacità replicativa della Clamidia in fase latente con la conseguenza che i metodi molecolari rappresentano l'unica procedura diagnostica in grado di svelare l'infezione         E' poi  da segnalare come l’esistenza di forme latenti di clamidia possa essere la conseguenza di un trattamento antibiotico inadeguato Infatti gli agenti antimicrobici possono comportarsi come mediatori di uno stato di persistenza esattamente come si verifica con agenti coinfettanti  e indurre  ad una forma aberrante o latente di Clamidia. 

Come è noto l’eradicazione dell’infezione dipende dalla dose e dalla durata del trattamento. Se inadeguato, e le terapie multidose hanno una considerevole potenzialità in questo senso per mancata compliance del paziente , specialmente in soggetti asintomatici o con sintomi lievi, esso può determinare una incompleta eradicazione del microrganismo, con una temporanea inibizione di crescita della Clamidia.

  In questo caso inoltre è da considerare che gli antibiotici risulteranno meno efficaci per un alterato meccanismo di trasporto intracellulare , come anche potranno essere inefficaci poiché il loro successo terapeutico dipende dalla stato replicativo del microrganismo.

Ai fini del controllo delle MST è auspicabile una maggiore e sempre più diffusa cultura microbiologica che preveda  sia nella diagnosi di queste malattie sia  nel loro screening in soggetti asintomatici anche le indagini tese a evidenziare il DNA dei virus epidemiologicamente più rilevanti. Infatti la loro ricerca non solo può contribuire a  svelare l’enigma della mancata definizione eziologica di infezioni genitali ad andamento  cronico ma può evidenziare la loro presenza in situazioni di coinfezione legate  a forme di maggiore gravità

 

 

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