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CHLAMYDIA TRACHOMATIS 

 Prof. Vincenzo Gentile  - Dott.Patrizio Vicini - Roma

Negli ultimi anni i progressi nel campo della strumentazione e nelle metodologie di laboratorio hanno consentito di definire il ruolo sempre più rilevante svolto da C.trachomatis in numerose infezioni dell'apparato genitale maschile e femminile.

A questo riguardo un notevole contributo hanno fornito Jones BR and Batteinger BE in  Principles and Practice of Infectious Diseases. ( (Eds) Chuchill Livingstone 2000,1989-2004) e

Mardh P-A, Pavonen J, Puolakkainen M: Genital  con infections in the male.( In Chlamydia. Mardh P-A, Pavoonen J, Puolakkainen M (Eds),  Plenum Medical Boock Company, 1989, 137-151). 

  Il complesso ciclo biologico della Clamidia , in cui si alternano due entità morfologiche e funzionali, corpo elementare extracellulare(unità infettante) e corpo reticolare intracellulare (forma replicativa), agevolando il batterio nell'evitare le efficienti risposte protettive dell'ospite, può spiegare il decorso spesso paucisintomatico o asintomatico dell'infezione.

C. trachomatis, dopo aver parassitato la cellula, si  moltiplica all'interno di essa causandone la lisi. Se invece si giunge ad un equilibrio tra i meccanismi di difesa dell'ospite e la moltiplicazione del microrganismo  questo rimane nella cellula in uno stato di latenza venendo trasmesso da cellula madre a cellula figlia.             A questa eventualità corrispondono le forme cliniche latenti con sintomatologia attenuata o del tutto assente che, non essendo generalmente trattate, rappresentano la fonte pressoché inesauribile di trasmissione dell’infezione

C.trachomatis nell’ospite naturale può pertanto determinare infezioni persistenti caratterizzate da sviluppo incompleto  del microrganismo con sporadica produzione di corpi elementari e da scarsa risposta immunitaria, fatti questi responsabili di infezioni ricorrenti

E’ stato stimato che oltre la meta delle infezioni da Clamidia negli uomini e oltre i 2/3 nelle donne rimangono non diagnosticate a causa di sintomi scarsi o assenti o per caratteristiche cliniche modificate da infezioni secondarie o da trattamenti antimicrobici inadeguati che possono portare ad una apparente guarigione con persistenza del microrganismo in uno stato di latenza.

C.trachomatis è pertanto causa di malattie gravi sia per gli scarsi sintomi sia per le  cicatrizzazioni che di norma esso provoca e che possono comportare varie importanti sequele.

Per quanto riguarda il sesso maschile  C.trachomatis è responsabile di oltre il 50% delle uretriti non gonococciche e di gran parte di quelle post gonococciche . L'uretrite da Clamidia, dai sintomi così sfumati che l'infezione decorre spesso  in modo inapparente, può complicarsi con orchi-epididimite, prostatite, vescicolite tutte causa di anomalie nella produzione e nella funzione degli spermatozoi che possono anche comportarsi come veicolo di infezione.

Nel sesso femminile le manifestazioni cliniche vanno dai disturbi genitourinari ai dolori addominali e pelvici che possono manifestarsi anche in assenza di reperti obiettivi di annessite. La sede primaria dell'infezione è in genere la cervice dove il microrganismo determina  in circa il 20-30% dei casi una infezione cronica paucisintomatica o asintomatica che peraltro non sembra determinare apprezzabili modifiche del muco cervicale: tali soggetti spesso giungono all'osservazione medica nel corso di controlli quali partners di pazienti affetti da uretrite non gonococcica. Dalla cervice il microrganismo può diffondere all'endometrio, agli annessi e al cavo peritoneale, determinando complicanze e sequele anche irreversibili, quali gravidanze ectopiche, infertilità e la malattia infiammatoria pelvica (PID).  In elevata percentuale infatti  la PID, a decorso a volte asintomatico o paucisintomatico  e che in un quarto dei casi esita in infertilità, è riconducibile a questo microrganismo. L'infezione da Clamidia  ha quindi una prognosi peggiore rispetto a quella dovuta a gonococco in quanto le lesioni delle salpingi  sono tali da compromettere nel 30% dei casi l'integrità funzionale della tuba.

Per quanto concerne la diagnosi di laboratorio, possono attualmente essere utilizzate diverse metodiche:

Immunofluorescenza diretta: vengono impiegati anticorpi monoclonali marcati con fluorocromi Rappresenta la metodica più rapida e diffusa che consente di valutare la cellularità del campione e quindi la sua idoneità. La sua correlazione con la coltura è abbastanza elevata e supera il 90% se si considera, come proposto attualmente, un cut-off positivo/negativo di almeno 2 corpi elementari.

Test immunoenzimatici: l'impiego di una adeguata strumentazione consente la possibilità di automazione. Tale metodica risulta di particolare utilità  nelle indagini di screening nelle quali non si richiede di valutare una concentrazione ma solo se l'antigene sia presente  al di sopra di una certa soglia. La sensibilità del metodo è buona se applicato alla ricerca del microrganismo in campioni cervicali. Nell'uomo invece si è dimostrato insufficiente strumento di diagnosi soprattutto nei casi asintomatici. I vantaggi del metodo sono rappresentati dal facile trasporto del campione, dalla buona standardizzazione della lettura fotometrica e da tempi di esecuzione contenuti. Gli svantaggi sono rappresentati dalla mancata visualizzazione  della cellularità del campione che garantisce l’idoneità dello stesso. Si possono inoltre verificare dei falsi positivi in pazienti in cui non siano presenti microrganismi viventi ma solo antigeni, come dopo trattamento terapeutico.

Esame colturale: l'uso delle colture cellulari che consente di individuare anche infezioni a bassa carica batterica mostra la comparsa delle tipiche modificazioni cellulari facendo ricorso a vari sistemi di colorazione. In genere vengono usate cellule Mc Coy o HeLa 229 opportunamente trattate per mettere a  disposizione delle Clamidie i pools intracellulari di vari precursori .              

Test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT): Per molti anni il metodo colturale è stato considerato il test di scelta. Attualmente i test di amplificazione degli acidi nucleici come Polymerase Chain Reaction (PCR), Ligase Chain Reaction (LCR) e tecnologie correlate sono considerati gold standard. per la diagnosi di laboratorio  essendo in grado di mettere in evidenza anche meno di una particella clamidiale.

I vantaggi di questi metodi sono costituiti soprattutto dall’elevata sensibilità e specificità nonché dalla possibilità di poter eseguire il test su di un campione di urine che rappresenta un metodo non invasivo rispetto al tampone uretrale.

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Malattie sessualmente trasmesse

Neisseria gonorrheae
Micoplasmi genitali
Chlamydia trachomatis
 Papillomavirus umano 
Herpesvirus
Conclusioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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