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Il cancro,
ancora oggi, viene valutato come la “più tragica delle malattie”; per
questo motivo, intorno ad esso gravitano metafore di sofferenza e morte.
Nel momento in cui si pone una diagnosi di cancro, nel paziente
si scatena una serie di risposte emotive tali da richiedere l’intervento
di una figura professionale diversa da quella del medico-oncologo: lo
psicologo, o meglio, lo psiconcologo. La psiconcologia si afferma come
disciplina autonoma, che svolge un ruolo di collegamento fra l’area
oncologica e quella psicologico-psichiatrica, nel corso degli ultimi
quindici anni; il problema della morbilità psicosociale secondaria al
cancro e del disagio degli operatori hanno rappresentato elementi chiave
per lo sviluppo e la diffusione della psiconcologia nelle istituzioni.
L’affermazione
di questa nuova disciplina in ambito clinico è stata possibile grazie al
lavoro sinergico di numerosi professionisti fra psicologi e psichiatri; la
loro attività ha reso possibile la costituzione della Società Italiana
di Psiconcologia (SIPO) (www.sameint.it
) , che oggi in Italia fornisce standard, opzioni e relative
raccomandazioni per una buona pratica in psiconcologia.
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