|
|
|
|
INTERFERONE: Nuove ed Importanti Scoperte Prof. Antonio Curotto - Urologo e Oncologo |
|
|
L’importante scoperta è stata fatta dall’European Molecular Biology Laboratory (EMBI) di Montorotondo nel Lazio ed è stata pubblicata sul Journal of Experimental Medicine. Sino ad oggi era noto che l’interferone veniva prodotto dalle cellule infettate da virus, svolgendo un ruolo difensivo. Al contrario i ricercatori italiani hanno scoperto che una notevole quantità di questa proteina è presente nei topi di laboratori. E dopo numerose ricerche hanno accertato che a produrlo sono le cellule detritiche della milza Sebbene gli interferoni siano stati identificati negli anni 50 come mediatori e regolatori della risposta immunitaria, solo l’utilizzo delle tecniche di ingegneria genetica ne hanno permesso la produzione per l’ uso terapeutico. Gli interferoni fanno parte del gruppo di proteine chiamate citochine prodotte da cellule correlate alla difesa dell’organismo, leucociti fibroblasti e linfociti in condizioni di offesa prevalentemente virale. In tali situazioni le cellule rilasciano minute quantità di queste sostanze che attraverso mediatori nucleari modulano la risposta immunitaria:inducendola, potenziandola e reprimendola. Gli interferoni sono stati sperimentati clinicamente alla fine degli anni 70 e hanno trovato la loro naturale applicazione nelle malattie virali e neoplastiche. Tre sono gli interferoni attualmente utilizzati e sperimentati clinicamente: l’alfa interferone, il beta interferone ed in misura notevolmente inferiore il gamma interferone Le prime esperienze, come avviene di sovente nella ricerca clinica, sono state molto incoraggianti sia in campo antivirale che antineoplastico. La sovrapposizione tra le due patologie in campo terapeutico sostiene indirettamente la tesi della correlazione tra l’infezione virale e il manifestarsi di alcune forme di patologia neoplastica. Da allora gli studi su questo tipo di mediatore sono stati innumerevoli, la ricerca bibliografica a 10 anni conta più di 30.000 pubblicazioni, e le applicazioni cliniche sono state nel tempo progressivamente selezionate e purtroppo notevolmente limitate. Il problema fondamentale nell’applicazione dell’immunoterapia e’ che tale terapia e’ fondata sul potenziamento della risposta individuale attraverso il tentativo di modulare l’attività delle cellule responsabili di tale compito. In questo ambiente qualsiasi intervento determina numerosissime cascate di eventi in parte potenzianti ed in parte inibenti. Non esiste infatti una definita curva/risposta cioè un rapporto diretto tra quantità di immunoterapico somministrato e risposta clinica, in taluni casi un aumento del dosaggio può determinare una diminuzione della attività immunitaria. Gli effetti collaterali sono numerosi e vanno da una comune sindrome para influenzale con febbre, dolori muscolari, astenia fino a tossicità con coinvolgimento in modo più o meno grave del sistema gastroenterico, cardiologico e neurologico Le maggiori indicazioni oncologiche dell’interferone includono il melanoma, il carcinoma renale metastatico il sarcoma di Kaposi correlato alla sindrome di immunodeficienza acquisita , la tricoleucemia, il mieloma multiplo e il linfoma. I migliori risultati si sono ottenuti nella tricoleucemia con risposte complete prolungate soprattutto in associazione con altri farmaci. Nelle altre patologie neoplastiche rappresenta spesso una terapia di seconda linea , cioè dopo evidente inefficacia di una terapia considerata di riferimento e in qualsiasi caso non ha fornito fino ad oggi risultati particolarmente significativi. L’applicazione nelle patologie non neoplastiche ha trovato i migliori risultati nell’epatite di tipo C . Infatti gli ultimi studi hanno identificato come in pazienti infettati con genotipo 2b/3a , bassa carica virale senza cirrosi, la terapia di induzione con interferone aumenta l’eliminazione del virus e riduce il rischio di recidiva alla fine del trattamento. Il recente l’utilizzo del beta interferone nella sclerosi multipla ha fornito soprattutto negli stadi precoci dati statisticamente significativi per quanto riguarda la diminuzioni delle ricadute, dei sintomi e delle nuove lesioni dimostrate dalla risonanza magnetica La ricerca è indirizzata ha fornire migliore conoscenza sull’attività degli interferoni endogeni: le cellule produttrici, i recettori, cioè i sistemi di riconoscimento cellulari ed i mediatori di risposta. E’ convinzione diffusa che la conoscenza della fisiopatologia di questi sistemi ci permetterà di attuare terapie mirate, meno tossiche e maggiormente legate alla risposta individuale |
|
|
Marchi depositati Riproduzione vietata |
|