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I PROBLEMI MEDICI DELLA DONNA ATLETA

Prof.  Rosa Maria Muroni - Medico Psicologo e Psicoterapeuta 

L’atleta, per tutto il periodo della sua attività sportiva agonistica, è proteso solo al conseguimento del successo, trascurando spesso e soprattutto le problematiche pertinenti la sua vita personale e sociale. E' questa  la realtà, a volte anche spietata, che contrasta maledettamente con le apparenze: flash, telecamere  e riflettori  quando si consegue un risultato. Tristezza ed amarezza quando il successo non arriva, quando non si ripete. Non  basta vincere una volta per essere consacrati tra i grandi  e avere la perenne attenzione dei media. Sono necessarie conferme, sempre conferme, altrimenti  è la fine.

 

I problemi medici della donna  sportiva

La donna atleta, proprio per le sue peculiari differenze organiche e psichiche, sembra maggiormente risentire di ogni esasperazione tecnicistica. Infatti, si ha spesso la tendenza a paragonare le sue prestazioni a quelle maschili, esasperando gli obiettivi sportivi.

Ma l’organismo femminile possiede caratteristiche di forme e di sviluppo chiaramente distinte da quelle maschili:la  struttura generale della donna, ad esempio, presenta uno  scheletro più delicato, con articolazioni e tendini proporzionati a sforzi poco intensi, con inserzioni e relative creste ossee....meno robuste, con masse muscolari meno sviluppate di quelle maschili e le cui fibre sono maggiormente frammiste a tessuto adiposo. Non tenere conto di queste differenze vuol dire provocare traumi e patologie di competenza non solo ortopedica (fratture, lussazioni, degenerazioni artrosiche e lesioni muscolari, ma anche estetiche (esagerata e/o disarmonica muscolazione, deturpamenti da vari interventi di chirurgia ortopedica).

 

Grande importanza ha naturalmente, l’influenza del ciclo mestruale sulla capacità fisica dell’atleta donna. Da qui problemi di ordine ginecologico con amenorrea e dismenorrea secondaria, sospensione volontaria del ciclo mestruale neuroendocrinologico e nutrizionale (durante il ciclo vi possono essere variazioni ponderali in eccesso di circa 2 kg): ogni  medico sportivo sa infatti che, in media, già cinque giorni prima del ciclo mestruale, si ha una “basse performance” caratterizzata da tensione; un graduale miglioramento si ha lungo i 5gg del ciclo, un massimo rendimento negli  8/9 gg successivi quindi i 10 gg di progressiva diminuzione fino al brusco peggioramento della nuova fase di tensione.

Un aspetto del tutto particolare riguarda gli adattamenti neuro-endocrini e metabolici della donna: l’esercizio fisico comporta complesse reazioni acute, adattamenti di tutto il sistema endocrino; queste alterazioni riguardano non solo il surrene, ma anche la tiroide, l’ipofisi ed il pancreas.

Su queste conoscenze e soprattutto su quelle specifiche del ruolo che gli ormoni androgeni svolgono nella sintesi delle proteine muscolari e quindi l’importanza che riveste l’intervento di tali ormoni per la genesi delle ipertrofie muscolari da lavoro, si basa il problema del doping  che, naturalmente, non investe solo il campo medico, ma anche quello etico e morale .

 

I problemi psicologici

Nella preparazione della donna atleta, si ha la necessità di acquisire, da un lato, le nozioni scientifiche, relative all’economia dell’organismo umano in funzione del conseguimento del miglior  rendimento prestazionale,  dall’altro  si ha il “dovere” di approfondire la conoscenza di quei fattori che, sul piano emotivo, possono condizionare l’equilibrio della personalità ed influenzare il comportamento agonistico, ma anche in tutti quei rapporti interpersonali dai quali dipende il processo di formazione psichica.

Inoltre non bisogna ignorare che l’atleta sarà tale per un periodo limitato della sua vita.

Quindi si dovrebbe cercare, anche psicologicamente, di non considerare l’atleta quasi un “robot” ponendo l’attenzione solo sulla psicologia prestazionale, eludendo, di fatto, ogni problematica della sfera affettivo-emozionale.

In sintesi ci si rivolgerà allo psicologo-psicotecnico per ciò che riguarda lo studio delle capacità psichiche prestazionali, il quale utilizzerà lo “ strumentario” dei reattivi mentali, più idonei ad individuare le attitudini prestazionali dell’atleta, ma, quando, invece, venga riconosciuta la presenza di situazioni conflittuali, che si esprimono attraverso stati di animo di disagio interno, quali ansietà, depressione, instabilità, disadattamento ecc. si dovrà ricercare l’intervento dello specialista psicopatologo, per l’individuazione dei problemi che turbano l’equilibrio interiore dell’atleta.

Un’adeguata valutazione diagnostica differenziale dovrebbe permettere di normalizzare lo stato psichico con interventi specificatamente rivolti alla conoscenza dell’interiorità dell’individuo-atleta.

 

La sessualità 

Nella donna atleta si dovranno prendere in esame soprattutto le tematiche relative ai sentimenti legati ai desideri d’affermazione e valutazione; i problemi di sradicalizzazione, maggiormente sentiti nella donna  atleta che vive  per anni lontano da casa, per esempio in un centro di preparazione olimpica. Da ciò possono nascere altre difficoltà legate all’immaturità sociale e, infine, i problemi relativi l’identità personale in senso lato e sessuale

Ma proprio riguardo a questo ultimo problema alcune considerazioni le riteniamo importantissime:

Lo stesso termine atleta (sostantivo maschile - persona che pratica un qualunque sport) sembra prestarsi bene a delle interpretazioni ambigue di identità di genere.  L’atleta donna, infatti, può a volte nascondersi dietro  questo termine e all’attività sportiva in genere per sospendere o ritardare addirittura l’acquisizione della sua identità femminile.

In alcuni casi, anche se sporadici, altro problema è quello legato all’omosessualità femminile che, specialmente negli sport definiti “più maschili”, sembra non essere infrequente. Il compito dello  psicoterapeuta sportivo, in ogni caso, è quello  di portare l’atleta ad una maggiore auto consapevolezza e auto accettazione, opponendosi quindi a qualsiasi tentativo di derisione  di compagni e amiche  e facendo sì che ognuno viva la propria sessualità, secondo i propri istinti e desideri 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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