Nuovo anticoagulante. Fibrillazione atriale e ictus ridotti da rivaroxaban

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Nella sola Europa sono circa 10 milioni le persone con fibrillazione atriale e il numero è previsto in aumento di 2,5 volte entro il 2050. In ragione del flusso ematico instabile, chi soffre di fibrillazione atriale è a rischio di sviluppare trombi che possono arrivare al cervello e essere causa di ictus. Chi soffre di fibrillazione atriale è cinque volte più a rischio di ictus rispetto alla popolazione generale. L’anticoagulazione orale ha dimostrato di prevenire la maggioranza degli ictus correlati a fibrillazione atriale e gli studi scientifici (XANTUS, XANAP e XANTUS-EL) lo confermano per quanto riguarda rivaroxaban nella vita reale.

Complessivamente, si sono verificati eventi tromboembolici sintomatici con una frequenza di 1,8 eventi/100 anni paziente, in particolare: ictus in 87 pazienti (0,9 eventi/100 anni paziente), attacco ischemico transitorio (TIA) in 41 pazienti (0,4 eventi/100 anni paziente), eventi di embolia sistemica in 11 pazienti (0,1 eventi/100 anni paziente) e infarto del miocardio in 42 pazienti (0,4 eventi/100 anni paziente). L’incidenza di ictus ischemico e ictus emorragico è stata rispettivamente di 0,6 e 0,2 eventi/100 anni paziente. Gli eventi avversi d’emorragia maggiore con il trattamento sono stati osservati con una frequenza di 1,7 eventi/100 anni paziente. In particolare, l’incidenza d’emorragia fatale è stata di 0,2 eventi/100 anni paziente; quella di emorragia in organo critico pari a 0,6 eventi/100 anni paziente e ha compreso emorragia intracranica con frequenza di 0,4 eventi/100 anni paziente.