Nuove mutazioni geniche per la malattia di Parkinson italiana

275

Negli ultimi anni la nostra comprensione delle basi genetiche della malattia di Parkinson è cresciuta e quando sarà possibile disporre routinariamente di procedure specifiche sarà importante, in termini di sanità pubblica, valutare endpoint clinici rilevanti per la vita dei pazienti fornendo, anche ai familiari, un servizio di counselling genetico qualificato. Il primo grande studio di sistematizzazione genetica di questa malattia è stato pubblicato nel 2014 su Nature Genetics: condotto su quasi 100mila genomi diversi, ha individuato 7.893.274 varianti genetiche, 6 nuovi geni e 4 nuovi loci genici (GBA, GAK-DGKQ, SNCA e HLA) a rischio per lo sviluppo di malattia di Parkinson. La mutazione LRRK2G2019S è risultata fra le più frequenti nella razza caucasica in cui determina un caso di Parkinson familiare su 20 e uno di Parkinson sporadico su 50, ma le cose cambiano a seconda della popolazione: fra gli israeliani Ashkenazi, ad esempio, è responsabile del 40% dei casi familiari e del 13% di quelli sporadici; fra i Berberi Nordafricani invece le due percentuali sono pressoché equivalenti, rispettivamente 39% e 40%. Si potrebbe dire che ognuno ha il proprio locus genico prevalente: per gli iraniani SIPA1L2, MIR4697, GCH1 e VPS13C; per gli indiani Q267X; spagnoli e israeliani p.R402C e p.R32S; per i cecoslovacchi FBXO7 e VPS35, e così via.

Gabriele Buongarzone, dell’Università di Milano, indica che in Italia non sono causa frequente di malattia di Parkinson le mutazioni del locus genico TMEM230 a ereditarietà autosomica dominante a cui l’anno scorso i ricercatori della Northwestern University di Chicago, diretti da Teepu Siddique, avevano invece attribuito su Nature Genetics un ruolo causale di malattia. Sono invece state scoperte due nuove “mutazioni made in Italy” che interessano quattro loci genici individuate solo nella popolazione italiana e che predispongono a malattia di Parkinson associata a decadimento cognitivo. A Verona RAB39B viene presentato dal gruppo di Vittorio Silani dell’IRCCS Auxologico di Milano, che insieme ai colleghi degli IRCCS Ca’ Granda Policlinico e San Raffele, ha individuato due fratelli di 62 e 67 anni che presentavano entrambi macrocefalia e lieve decadimento cognitivo (MCI, cioè mild cognitive impairment) che costituiscono la prima famiglia italiana con una mutazione RAB39B. Si tratta delle mutazioni c.137dupT e pSer47Leufs44 del locus RAB39B individuata sul gene Xq28. È la prima volta che viene trovata in Italia e si associa a precoce esordio di malattia (intorno ai 60 anni) con tremore posturale e a riposo, badricinesia e discinesie, associate a disabilità intellettiva.