Nota dell’OMS sulla resistenza agli antibiotici

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Resistenza agli antibiotici: un problema enorme che l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) definisce un’emergenza planetaria e che riguarda anche l’Italia. Il nostro Paese si colloca infatti al secondo posto in Europa dopo la Grecia per uso di antibiotici, impiegati non solo per l’influenza. Il massimo uso e abuso di antibiotici si verifica anche in urologia. Secondo le stime della Società italiana di urologia (Siu), in circa il 40% delle cistiti, cosi come per altre infezioni del tratto urogenitale, c’è un uso inappropriato di antibiotici. Penicilline, Cefalosporine e Carbapenemi, Gentamicina: questi alcuni dei classici antibiotici più utilizzati nelle varie discipline. E proprio questi medicinali hanno perso più rapidamente efficacia. Purtroppo in Italia la percentuale di resistenza a questa classe è tra le più alte in Europa e oscilla tra il 25 e il 50% a seconda delle regioni e degli ospedali.

Per combattere l’antibiotico-resistenza, è importante evitare il fai da te e che il medico selezioni l’antibiotico in concentrazioni, dosi e tempi adeguati. Ormai da tempo questa problematica è una priorità di sanità pubblica, non soltanto per le importanti implicazioni cliniche, ma anche per la ricaduta economica delle infezioni da batteri antibiotico-resistenti, dovuta al costo aggiuntivo richiesto per l’impiego di farmaci e procedure più costose, per l’allungamento delle degenze in ospedale e per eventuali invalidità. Si stima che abbassando i consumi al livello dei paesi del Nord Europa si potrebbero risparmiare ogni anno 316 milioni di euro. Secondo l’ultimo rapporto curato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), l’antibiotico-resistenza causa in Europa almeno 25mila decessi l’anno. E se non si cambierà rotta, l’Oms ha stimato che nel 2050 moriranno oltre 10 milioni di persone per infezioni batteriche.