Mortalità neonatale e cardiopatie congenite

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Tra le patologie congenite, le malattie cardiopatiche costituiscono la prima causa di morte tra i neonati: colpiscono infatti ogni anno nel mondo 1 milione di bambini, di cui l’80% muore per mancanza di un’assistenza medica adeguata. Spesso è il Paese di nascita a determinare le possibilità di salvezza dei piccoli malati: solo sette Paesi infatti, tra cui l’Italia, possono contare su tecnologie sofisticate che, nel giro di pochi decenni, hanno consentito di portare la soglia di mortalità neonatale al di sotto del 5%.

L’Associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo opera ogni giorno, da 24 anni, con lo scopo di aiutare quei Paesi – come Camerun, Siria, Egitto, Perù, Iraq – in cui le strutture ospedaliere sono carenti e il personale medico non adeguatamente formato. “Vogliamo che un numero sempre maggiore di bambini nati con una patologia congenita al cuore abbia le stesse possibilità di curarsi e di accedere a quegli strumenti che, dopo 40 anni di ricerca, hanno reso finalmente possibile l’intervento chirurgico necessario a salvare le loro vite”, spiega il presidente e fondatore dell’Associazione, Alessandro Frigiola. L’Egitto, con 18mila neonati affetti da cardiopatie congenite, è il Paese verso il quale si indirizza il nuovo progetto triennale dell’associazione. Due sono gli ambiziosi traguardi da raggiungere: rendere il centro cardiochirurgico di Kasr El Eini un punto di riferimento per l’Egitto e portare il tasso di mortalità neonatale dal 40% attuale al 20% nei primi 3 anni. Questo significherebbe salvare, ogni anno, almeno 2mila bambini affetti da cardiopatie congenite gravi.

Attraverso il numero solidale 45516, fino al 25 settembre è possibile sostenere la prima fase del programma triennale, che prevede la realizzazione entro un anno di 2 missioni operatorie e 2 interventi salva-vita in Italia. Le missioni operatorie, a cadenza trimestrale, consentono all’équipe medica, composta da 6 professionisti italiani (tra cui cardiologi interventisti, cardiochirurghi, perfusionisti, anestesisti rianimatori, infermieri di terapia intensiva e di sala operatoria) di visitare circa 250 bambini presso il centro di Kasr El Eini, di identificare le cure e di operare i dieci pazienti più urgenti. Grazie agli interventi salva-vita sarà poi possibile operare i casi più critici, bisognosi di particolari attrezzature, al I.R.C.C.S. Policlinico di San Donato, ospedale in provincia di Milano dove ha sede e opera l’associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo.