Migliorare la qualità della vita dei pazienti con disturbi del movimento

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Recentemente è entrata nella pratica clinica un’importante terapia interventistica per i pazienti parkinsoniani in fase avanzata, ovvero l’infusione intestinale continua di levodopa. Tramite una gastro-digiunostomia percutanea viene posizionato un catetere all’interno dell’intestino attraverso il quale un device esterno infonde un gel contenente levodopa. Questa ulteriore innovazione ha permesso di migliorare la qualità di vita dei pazienti, ottimizzando la somministrazione del farmaco e migliorando il controllo dei sintomi motori e delle fluttuazioni motorie. Allo stesso tempo sono già in uso oppure sono imminenti nuovi farmaci: inibitori enzimatici in grado aumentare la concentrazione di dopamina nel sistema nervoso centrale, nuove formulazioni di levodopa (via inalatoria, sottocutanea) e farmaci per il trattamento dell’ipercinesia. Grande speranza viene riposta nei farmaci neuroprotettivi soprattutto se somministrati nelle fasi precoci di malattia.

L’IMPORTANZA DELLA RIABILITAZIONE

Nel trattamento dei disturbi del movimento, un settore che ha assunto un ruolo rilevante negli ultimi anni e che conta 200.000 persone solo per morbo di Parkinson, è quello della neuroriabilitazione. Numerosi studi hanno messo in evidenza un miglioramento dei sintomi motori e della qualità di vita in seguito a trattamenti riabilitativi specifici. La riabilitazione è in grado di ottimizzare le capacità motorie residue dell’individuo, con un approccio volto ad affrontare non il singolo sintomo, ma la disabilità nel suo insieme. Si tratta di trattamenti complementari alla terapia farmacologica e chirurgica e spesso agiscono positivamente su sintomi che non sono migliorati dai farmaci. La riabilitazione è in grado di ottimizzare l’indipendenza funzionale del paziente migliorando la sua qualità della vita.