Aumentano i casi di melanoma tra i giovani ma diminuisce la mortalità

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Il melanoma, il tumore silenzioso della pelle, colpisce soprattutto i giovani tra i 15 e i 19 anni ma nessuna età è risparmiata in quanto oggi in Italia il 20% delle nuove diagnosi di questo tumore della pelle, pari a 2.260 casi nel 2015, riguarda pazienti tra 15 e 39 anni. Una tendenza confermata anche dai ricoveri: l’incremento dei tassi di ospedalizzazione dovuti a questa neoplasia fra i 31-40enni è stato del 17% negli anni compresi tra il 2001 e il 2008. Alla base, a parte la predisposizione individuale e genetica, anche e soprattutto le cattive abitudini, raggi solari e lampade abbronzanti. Con l’avvicinarsi dell’estate molti iniziano a pensare all’abbronzatura e a lunghe giornate da trascorrere distesi al sole. La tintarella estiva, se presa senza le dovute precauzioni, può però trasformarsi in un fattore di rischio per il melanoma, il tumore più aggressivo della pelle che ogni anno colpisce in tutto il mondo quasi 200mila persone, 9 mila delle quali in Italia, con un incremento dell’incidenza del 30% negli ultimi 10 anni, e 65mila decessi a esso correlati. È dimostrato che una delle principali cause del melanoma è l’esposizione intensa e intermittente della pelle alla luce del sole, soprattutto in quei soggetti che generalmente trascorrono molto tempo in ambienti chiusi e la cui pelle non è abituata all’esposizione solare.
Per il melanoma, la cui sopravvivenza era in media di 6-9 mesi dalla diagnosi della forma metastatica, da qualche anno sono disponibili dei trattamenti personalizzati innovativi ed efficaci, tra cui il Vemurafenib. The Lancet Oncology ha recentemente pubblicato uno studio mondiale che ha incluso il maggior numero di pazienti con melanoma metastatico BRAF mutato (3.222) trattati con Vemurafenib che conferma il risultato di sopravvivenza ad un anno pari al 52%, arrivando addirittura al 36% dopo 18 mesi. Altro farmaco immunomodulatore è il Pembrolizumab, inibitore del “checkpoint” immunitario PD-1. Grazie dunque ai nuovi farmaci immunomodulatori, che agiscono contro bersagli specifici per favorire la risposta immune dell’organismo, il 20% dei malati di melanoma riesce a rendere cronica la malattia. “I farmaci immunomodulatori che abbiamo oggi a disposizione sono armi efficaci per controllare il melanoma nella fase metastatica – spiega il prof. Paolo Ascierto, nel corso del convegno ‘Lotta al Melanoma, fra Prevenzione e Innovazione Terapeutica’, organizzato presso il Ministero della Salute dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – tanto che prima dell’arrivo di queste terapie, la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%. Oggi la mediana arriva a 3 anni con un 20% di pazienti che cronicizzano la malattia e sono vivi a 5 anni dalla diagnosi”.