Over40 e under25, i due volti della maternità

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Uno dei principali fenomeni che interessa la salute della donna, con ricadute sulla società nel suo complesso, è senz’altro il numero crescente di primipare ultraquarantenni: oggi, infatti, il 10% di tutte le gravidanze si registra tra le over40, dato riconducibile alla tendenza a ritardare il concepimento per ragioni economiche o professionali, ma anche a una maggiore possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Tuttavia, dal punto di vista clinico, la maternità in età avanzata si associa a un maggior rischio per la donna di sviluppare patologie in gravidanza come diabete, ipertensione arteriosa, gestosi, ma anche a una più alta probabilità di parti pretermine e basso peso alla nascita e a una maggiore incidenza di morte materna e perinatale. Si tratta di eventi che hanno ripercussioni non soltanto sulla salute della donna e del bambino ma anche sul percorso di presa in carico e assistenza delle future mamme da parte dei professionisti sanitari.

“All’aumento del desiderio di avere un figlio dopo i quarant’anni fa eco un incremento del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) da parte delle donne più giovani, in particolare nella fascia d’età 18-25 anni”, sottolinea Valera Dubini, Direttore Unità Funzionale Complessa Attività Territoriali, Azienda Sanitaria di Firenze. “Dai dati raccolti dalla regione Toscana, riferiti all’anno 2017, emerge che le donne under25 che scelgono di interrompere la gravidanza rappresentano un quarto di tutti i casi. Questo ci deve far riflettere sulla necessità di lavorare di più e in maniera sinergica – professionisti, istituzioni sanitarie e scolastiche, media – per la promozione di una maggiore cultura all’autoprotezione della salute sessuale e generale, che passa anche dall’educazione alla corretta contraccezione, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse e alla tutela della salute riproduttiva, soprattutto all’interno del percorso scolastico.”