Matematica e computer alleati contro l’epilessia

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Attraverso l’analisi dei tracciati elettroencefalografici ottenuti da animali da laboratorio utilizzati come modelli per lo studio dell’epilessia, è possibile identificare un andamento particolare dell’attività cerebrale, che potrebbe essere sfruttato per comprendere i meccanismi che portano all’insorgenza di questa patologia nell’uomo, e quindi per sviluppare terapie in grado di bloccarla. È quanto si sostiene in uno studio pubblicato recentemente dalla prestigiosa casa editrice scientifica internazionale Springer nel volume “Recurrence Plots and Their Quantifications: Expanding Horizons”. La metodologia analitica, di natura matematica, consiste nella ricerca di particolari andamenti dell’attività elettrica del cervello che nascono dall’interazione tra le cellule nervose. È stato osservato che dopo un insulto cerebrale che può portare allo sviluppo di epilessia il cervello mostra un’attività elettrica prolungata fatta di alternanza tra andamenti apparentemente scoordinati e andamenti più ordinati. Ne è scaturita l’ipotesi che questo tipo di comportamento potrebbe essere il segno che distingue le primissime fasi di sviluppo dell’epilessia. Simili segni distintivi non sono ancora disponibili e la loro identificazione permetterebbe di tracciare con maggiore precisione la finestra temporale all’interno della quale prendono forma gli eventi che porteranno allo sviluppo dell’epilessia. Ciò permetterebbe di indirizzare in maniera ottimale gli sforzi della ricerca mirati a capire quali siano i meccanismi alla base dell’epilessia e, di conseguenza, a sviluppare terapie atte a contrastarne lo sviluppo.
“I risultati ottenuti sono molto promettenti”, commenta il dott. Massimo Rizzi, primo autore dello studio, fondatore e presidente di ARCEM – Associazione Italiana per la Ricerca sulle Patologie Cerebrali e del Midollo Spinale – Onlus. “Sono già in corso approfondimenti in collaborazione con un gruppo di ricercatori israeliani, mirati a stabilire se quanto è stato ipotizzato sia vero. Se così fosse, lo studio potrebbe dare un contributo sostanziale allo sviluppo di terapie preventive”. Molti eventi che colpiscono il cervello, come il trauma cranico o le varie forme di ictus, possono portare all’insorgenza dell’epilessia post-traumatica. Questo grave disturbo neurologico, che ogni anno registra 1.000.000 di nuovi casi nel mondo, può manifestarsi a qualunque età e non sempre è controllabile con i trattamenti farmacologici disponibili poiché attivi solo dopo che l’epilessia si è manifestata e solo nel controllo della comparsa dei sintomi (le convulsioni) o nella riduzione della frequenza e/o gravità.